Les Femmes d’Alger (Version O) di Pablo Picasso

Les Femmes d’Alger (Version O) di Pablo Picasso

Record per la base d’asta più alta di tutta la storia (140 milioni di dollari), e record per l’aggiudicazione più alta di tutti i tempi (160 milioni più diritti d’asta, pari a 179,365 milioni di dollari). Il mercato dell’arte ha un nuovo primato: Les Femmes d’Alger (Version O) di Pablo Picasso, è l’opera d’arte più quotata al mondo.
Un successo per certi versi annunciato, considerata l’iniziale stima da capogiro di cui sopra. L’opera è stata battuta la sera dell’11 maggio da Christie’s a New York, nell’ambito dell’asta Looking forward to the past che ha associato opere d’arte moderna, come l’esemplare in questione, a quelle d’arte contemporanea, per un totale di ben 35 lotti stimati attorno al mezzo miliardo. Cose che succedono, se il contesto è quello adrenalinico, sfavillante e imprevedibile delle aste newyorkesi. Dodici minuti di trattative e rilanci per il capolavoro realizzato nel 1955 dal padre del Cubismo, al termine dei quali l’olio su tela misurante 114x 46,4 cm ha declassato al secondo gradino del podio il trittico Three Studies of Lucien Freud (1969) di Francis Bacon, fino ad allora detentore del primato grazie all’aggiudicazione da 142,4 milioni di dollari raggiunta a novembre 2013, sempre da Christie’s a New York. La tela, versione O di un ciclo di quindici esemplari realizzati a cavallo tra il 1954 e il 1955 e codificati in ordine progressivo con lettere dell’alfabeto dall’A alla O, era già stata battuta da Christie’s nel lontano 1997, in un’asta, quella di opere provenienti dalla collezione di Victor e Sally Ganz, all’epoca divenuta storica grazie al fatturato totale di 206,5 milioni di dollari. Altri tempi e risultati, che oggi fanno sorridere se paragonati alle cifre astronomiche cui il mercato dell’arte ci ha abituato ultimamente. Il dipinto – lo ricordiamo, oggi venduto per poco meno di 180 milioni di dollari – all’epoca venne stimato tra i 10 e 12 milioni, per poi spuntarne 31,9. Calcolatrice alla mano, ora ne vale qualcosa come 150 in più: un fatto che potrebbe far ricredere, se non proprio zittire, anche i più scettici detrattori dell’arte vista in un’ottica d’investimento economico. Sempre l’asta Looking forward to the past (fatturato totale, diritti compresi, 705,858 milioni di dollari) ha registrato la vendita della scultura in bronzo L’homme au doigt (1947) di Alberto Giacometti che, partita da 130 milioni di dollari, è volata a quota 141,285 milioni (nel 2014 l’autore vantava il record per l’aggiudicazione più alta dell’anno, i 100,9 milioni di dollari dell’opera Chariot , (1950). Episodi eccezionali, certo, se pensiamo che solo la somma delle due opere di Picasso e Giacometti ammonta a circa 320 milioni di dollari, ma che si configurano sempre meno come casi isolati.
Se, infatti, l’anno appena trascorso verrà ricordato come quello che ha sancito la ripresa del mercato dell’arte (il migliore sino a ora, con ben 179 aste dai fatturati milionari), le vendite newyorkesi della primavera appena trascorsa non sono state da meno: il 5 maggio da Sotheby’s L’Allés des Alycamps (1888) di Vincent van Gogh, stimata 40 milioni di dollari, ne ha spuntati 66,3 milioni, mentre il 12 dello stesso mese, sempre da Sotheby’s, la tela Untitled (Yellow and blue) di Mark Rothko (1954), esponente dell’Espressionismo astratto d’area statunitense, dai 40-60 milioni di dollari di base d’asta, ha raggiunto la modica, si fa per dire, cifra di 46,4 milioni di dollari.
I numeri parlano chiaro, eppure qualche considerazione è d’obbligo. Se le piazze migliori in fatto di vendita si confermano, come da copione, quelle su suolo americano – basti notare come delle dieci migliori aggiudicazioni di tutti i tempi, solo una sia avvenuta in Europa (a Londra per la precisione), mentre le rimanenti nove tutte a New York –, la proporzione si ribalta nettamente per la provenienza degli artisti più quotati, che in nove casi su dieci sono europei, con l’unica eccezione del nume della Pop Art, Andy Warhol (che poi, volendo essere precisi, al secolo Andrew Warhola, era figlio d’immigrati europei).

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C’è poi un altro fatto: osservando la classifica delle migliori aggiudicazioni all’asta sino a oggi raggiunte (si veda box a lato), emerge salda la presenza di due maestri indiscussi del ‘900 come Picasso e Giacometti con non una, non due, ma ben tre posizioni occupate da ciascuno, in una classifica di dieci elementi. Come a dire che, nel clima odierno sempre più votato alle nuove (e benvenute) tecnologie ma anche al ricorso a un’arte che, ahinoi, troppo spesso e comodamente fa leva sull’inflazionato concetto di provocazione, le tradizionalissime pittura e scultura (unitamente a curricula espostivi che vantano passaggi nelle più prestigiose collezioni e sedi museali del mondo) non solo rassicurano in termini d’investimento, ma giocano uno scacco matto sul fronte del gradimento nei confronti di giovani artisti e nuove tendenze. Il tutto proiettato sulla scacchiera di un mercato dell’arte nel mezzo di una fase epocale, mai così florido come ora.