Sarà il digitale a rilanciare la musica e la sua economia?
La domanda se la pongono da diverso tempo tutti gli operatori del settore e, forse, una risposta definitiva ancora non esiste. Certo è che che il consumo “digitale”, cioè attraverso i file legalmente scaricati è da anni in costante aumento. Un dato positivo che fa da contraltare al calo progressivo del supporto tradizionale, il Cd.
Questa fotografia viene riaffermata dal rapporto "2010 Economia della Musica in Italia", realizzato da Fondazione Università IULM e promosso da Dismamusica (Associazione distribuzione industria strumenti musicali e artigianato), Fem (Federazione Editori Musicali), Siae, e riguardante il sistema musicale italiano nel 2009.
In questa annata, secondo lo studio, le vendite digitali hanno fatto registrare un giro d’affari globale di circa 44 milioni di euro, a cui si accompagna una significativa crescita - si parla del 13% - rispetto all’anno precedente.
Se per il digitale la prospettiva è positiva, quella tradizionale legata al supporto fisico, è in calo del 25% (per un fatturato di 375 milioni) nonostante una riduzione progressiva del prezzo del Cd (il prezzo medio si attesta oggi su un valore di poco superiore agli 11 euro per un album). Cresce inoltre il giro d’affari della musica dal vivo: + 3% rispetto al 2008, con 781 milioni di fatturato (cala però il numero dei biglietti, mentre i prezzi aumentano).
Voglia di musica anche per gli strumenti che con un fatturato di 386 milioni di euro crescono leggermente rispetto all’anno precedente.