© Deutsche Grammophon/Beatrice de Gea

Gordon Matthew Thomas Sumner, per tutti Sting

I POLICE

Uno dei fenomeni rock (anche commercialmente) più rilevanti degli anni ‘80 stava proprio per nascere in quei giorni. Erano i Police. Mentre il punk scardinava ogni regola e la new wave, a fatica, cercava di ricostruire, ecco il “reggae bianco” della band che nel giro di pochi dischi conquistò il pianeta. I Police nacquero dall’incontro di Sting con il batterista americano (ex Curved Air) Stewart Copeland, autentico genio dello strumento e vera spina dorsale del loro suono. All’inizio non si trattò di un trio ma di un quartetto, alla chitarra, oltre al talentuoso Andy Summers vi era anche il corso Henry Padovani con cui venne inciso solo il singolo Fall Out . Rimasti in tre, i Police scalarano le classifiche di mezzo mondo a partire dal ‘78 con Outlandos D’amour, Reggatta de Blanc, Zenyatta Mondatta, Ghost in the Machine e Sinchronicity. Brani eccellenti come Roxanne , Message in the Bottle , Walking on the Moon , Driven to Tears , Invisible Sun ed Every Breath You Take (per citare i migliori, tra i più famosi) li hanno consegnati alla storia. Si divisero (mai ufficialmente, peraltro) dopo il tour di Synchronicity, nel 1983. Per poi ri-incontrarsi nel 2007 (30° anniversario di Roxanne) per una reunion con annesso tour mondiale che, tanto per cambiare, fruttò tanti bei soldi.


LA CARRIERA DA SOLO

Sting iniziò la sua carriera solistica nel 1985 con l’album The Dream of The Blue Turtles al cui interno c’era la celebre Russians . Successo immediato replicato e amplificato da Nothing Like the Sun che contiene alcuni dei suoi brani più belli (Fragile ) e famosi (Englishman in New York e We’ll be Together). Sting è una popstar mondiale, piace non più solo “alle gente che piace” ma un po’ a tutti, anche per il suo impegno in frequenti campagne tra cui quella contro la deforestazione dell'Amazzonia; (con la seconda moglie Trudie Styler ha intanto fondato la Rainforest Foundation).

I dichi successivi The Soul Cages e Ten Summoner's Tales non fanno che rendere più solido il suo impero. Collabora con diversi artisti, ottiene premi a valanga. Ma pur avendo scritto e interpretato ancora grandi pezzi (Mad About You , If I Ever Lose My Faith in You ) l’originalità sembra sempre più latitare. Con il successivo Mercury Falling c’è un tentativo di uscire dagli schemi, le vendite non sono eccezionali, ma il disco del ‘99 Brand New Day lo riporta agli antichi fasti. Dopo una serie di pubblicazioni antologiche Sting fa veramente qualcosa di diverso: Sacred Love del 2003 è una esperimento frutto di varie collaborazioni (tra cui Mary J. Blige e il maestro di sitar Anoushka Shankar). I lavori successivi evidenziano ancora di più la voglia di cambiare: in Songs From The Labyrinth vengono rilette le composizioni di John Dowland (autore inglese del 1600) e in If on a Winter’s Night, la stagione invernale ispira l’ex Police per un’altra opera di rivisitazione di classici. Entrambi i dischi escono per la Deutsche Grammophone. E anche Symphonicities del 2010 sembra più che altro un esercizio stilistico con vecchie canzoni rielaborate con la Royal Philharmonic Orchestra.
Il suo 60° compleanno coincide anche con il 25° anniversario della carriera solistica celebrato proprio in questi giorni da un progetto che prevede un ricchissimo cofanetto in edizione limitata e, il 18 ottobre, l’uscita di una raccolta in doppio Cd.