Broken Nature in Triennale: il design è cambiamento

Raising Robotic Natives esplora le interazioni tra bambini e robot, che potrebbero portare alla prima generazione di "nativi robotici". Proprio come i nativi digitali crescono nel mondo digitale, i nativi robotici nascono in un ambiente che si sta adattando ai robot

Stephan Bogner, Philipp Schmitt and Jonas Voigt, Raising Robotic Natives. 2016. Photo: Courtesy the designers

Se qualcuno avanza il dubbio che l’arte contemporanea e il design appartengano solo alla sfera della leggerezza (del lus­so, del divertimento, del tempo libero), dovrà ricredersi. La ventiduesima Esposizione universale della Triennale di Milano è la più ampia, completa e complessa inda­gine sui legami tra gli uomini e il pianeta Terra. Assunto di base: sono le creative intuizioni le uniche capaci di affrontare le eco-sfide del futuro. Da oltre un anno quel caterpillar di energia e competenza di Paola Antonelli, natali lombardi e una vita made in Usa (è curatrice per l’ar­chitettura e il design del MoMa di New York) lavora a Broken Nature: Design Takes on Human Survival   (fino al 1° settembre), molto più di una mostra. Un evento tra arte, design, green economy e sostenibilità. 

Sun+, Unseen Glasses

I tessuti indossabili Sun+, Unseen Glasses (2012) di buro BELÉN (Brecht Duijf, Lenneke Langenhuijsen);

Con un team curatoriale composto an­che da Ala Tannir, Laura Maeran ed Erica Petrillo, la Triennale di Milano, nel Palaz­zo dell’Arte progettato dal grande Gio­vanni Muzio, esplora il concetto di de­sign ricostituente: in che modo le nostre case, gli oggetti che progettiamo e che usiamo tutti i giorni, possono cambiare, in meglio, il rapporto tra noi e la natura? Per realizzare il progetto la Triennale ha lanciato una vera e propria chiamata alle armi e dagli studi di design dei cinque continenti la risposta non ha tardato ad arrivare. Un fatto – commenta Paola An­tonelli – che «ci permette di continuare a credere nel potere del design di aiu­tare i cittadini a comprendere la com­plessità, valutare i rischi, adattare i comportamenti e chiedere cambiamenti».

Anima set © Kosuke Araki. Courtesy the designer

Il set Anima (2018) realizzato da Kosuke Araki con rifiuti alimentari

La mostra centrale prevede alcuni lavori commissionati per l’occasione, quali l’in­dagine sul riciclo dei rifiuti elettronici del duo di design Formafantasma, l’uso della melanina (il pigmento che determina il colore della nostra pelle) nell’architettu­ra da parte dell’americano Neri Oxfam e l’analisi sulla metamorfosi del paesag­gio siriano di Sigil Collective, oltre a 120 progetti di design degli ultimi 30 anni. Tra questi, anche pietre miliari del design ri­costituente, tra cui Hippo Roller di Pettie Petzer e Johan Jonker e il progetto resi­denziale Quinta Monroy di Elemental. Li osserviamo ora uno accanto all’altro, dalle prime intuizioni degli anni ‘80 alle ultime ricerche di oggi: dimostrano che la bellezza del design è nel suo essere attivatore dei cambiamenti del comportamento umano. Non tutto è perduto: la natura “spezzata” si può ricomporre.

Ore Streams, Low Chair

Ore Streams, Low Chair (2017) del duo Formafantasma (Simone Farresin, Andrea Trimarchi) / © IKON. Courtesy Nicoletta Fiorucci, London and Giustini/Stagetti, Rome with support by StimuleringFonds and National Gallery of Victoria