© Getty Image

Piccola, rotonda e beffarda. Per qualcuno è il vero avversario da battere, il vero responsabile delle lunghe camminate tra fairway e boschi. Per i puristi deve essere bianca, e qualsiasi altro colore conferisce la patente di eretico all’incauto utilizzatore. Di cosa stiamo parlando? Ma della pallina da golf, naturalmente! Con quella attitudine a “guardare il dito e non la luna” che porta l’attenzione dei golfisti su driver, shaft e loft, la pallina risulta spesso (quasi) completamente trascurata. Se, al contrario, ci si soffermasse a pensare che è proprio su di lei che si concretizza il nostro swing, presteremmo ben altra attenzione non solo all’ultimo modello di ibrido o alla nuova serie di ferri ma anche al tipo di pallina con cui stiamo giocando. Vediamo allora, dopo un po’ di storia, quali elementi ci possono accompagnare nella scelta della vera protagonista del green.

LE REGOLE
Gare di circolo - Nessun limite alla quantità di palline nella sacca. È persino consentito farsi prestare una pallina dal compagno di gioco.
Competizioni di alto livello e professionistiche - È per permesso solo uso di palline presenti nella Lista delle palline da golf conformi (USGA e R&A).

Condizione di una sola palla - Il giocatore, in un giro, deve utilizzare palline di un solo modello e marca e potrà chiedere un prestito solo nel caso il compagno di gioco stia usando esattamente la stessa pallina.

 

EVOLUZIONE CONTINUA

Tra gli oggetti del golf è proprio il più piccolo ad aver vissuto le più importanti trasformazioni. La pallina come la conosciamo oggi ha origine intorno all’inizio del XX secolo, mentre i pionieri del golf si industriarono nel trovare soluzioni con i materiali naturali disponibili. Fino al XVII secolo il più usato era il legno, sostituito dall’avvento della Feathery, un involucro di pelle riempito di piume, cucito e soggetto a bollitura, asciugatura, pressioni, verniciatura che presentava forti miglioramenti nel gioco ma una produzione complessa e costosa, e tuttavia rimasta in uso fino alla metà del XIX sec. È questo il momento di Guttie, in guttaperca, un lattice di un albero tropicale, modellabile se riscaldato ma compatto e duro a temperatura normale. Prestazioni e costo inferiore ne decretarono il successo, favorendo lo sviluppo stesso del golf, ora un po’ meno esclusivo. Il passo successivo fu la Haskell (1899), fatta di caucciù avvolto intorno a un cuore di gomma o altro materiale simile, rivestito ancora in guttaperca. È dei primi del ‘900 la novità che più di altre ha inciso sulle prestazioni: i dimples.

I DIMPLES
In media 300 - 450 (il record è di oltre mille) sempre in numero pari, con un’unica eccezione, un modello con 333 dimples. Di varie forme (tondi, esagonali e non solo) e dimensioni (piccoli, grandi, piccolissimi) rendono disponibili palline con caratteristiche e prestazioni diverse.

Dobbiamo le tipiche fossette distribuite sulla superficie della pallina a quei giocatori che si resero conto che le palline usate, con imperfezioni sulla superficie, volavano di più e meglio di quelle nuove (lisce). Da ciò il sig. W. Taylor (con l’hobby del golf e una professione legata a strumenti di misura e precisione) con studi aerodinamici sugli effetti dei flussi d’aria intorno alla pallina capì che le fossette, riducendo attrito e turbolenze, consentivano traiettorie più lunghe, dritte e controllabili. Da allora, l’evoluzione tecnica della pallina da golf non ha avuto interruzione.

OCCHIO ALLE DIFFERENZE
Attenzione: esistono le palline per la pratica e quelle da utilizzare in campo. Le palline di pratica sono vietate in campo.
PESO E DIMENSIONI
USGA e R&A hanno definito gli standard della pallina da golf: il peso massimo è di 45,93 g, per un diametro minimo di 42,67 mm .

OBIETTIVO: CONTROLLO TOTALE

L’aspetto centrale nel golf è la ricerca del punto di equilibrio tra distanza e precisione, tra l’intenzione di colpire forte la pallina per avvicinarci alla buca (o per superare un ostacolo) e la necessità di controllarne direzione e distanza (diverso è fermarsi a un metro o rotolare a dieci dalla bandiera). Due obiettivi strettamente collegati oltre che allo swing ed alla scelta del bastone proprio alle caratteristiche della pallina. I continui studi e test aerodinamici di cui è oggetto tendono proprio all’equilibrio tra performance “velocistiche” e quelle orientate al controllo e al tocco per i colpi al green. Tra gli elementi che incidono sul comportamento della pallina vi è la compressione (normalmente con valori tra 70 e 100), ovvero la sua rigidità: più la pallina è ad alta compressione e rigidità, più tenderà a volare e rotolare. Altra caratteristica delle palline è la composizione degli elementi che la contraddistinguono: il nucleo e il rivestimento che lo ricopre. La presenza di uno strato ulteriore fra nucleo e rivestimento (pallina a tre pezzi) conferisce più morbidezza per migliori effetti (draw e fade) e controllo (backspin); la pallina con due componenti (due pezzi), rivestimento più sottile e nucleo più grande e consistente, risulta più dura e, quindi, più utile per coprire la distanza.

SCEGLIERE È IMPORTANTE

Detto che il prezzo è un criterio, vale la pena ricordare che in un giro ci sono molti più colpi (al e sul green) in cui contano precisione e controllo di quanti ne servano per colmare le distanze. Una considerazione che meriterebbe ben più di una riflessione. È vero, molti pensano che solo da un certo handicap in giù si sia in grado di sentire le differenze tra i diversi tipi di palline. Altri, con la consapevolezza dei troppi putt o degli address sempre storti, considerano questi i punti su cui lavorare. Pensieri decisamente condivisibili, ma è altrettanto vero che è proprio nella complessità del golf che si nasconde uno dei suoi segreti: la qualità del gioco, il risultato e, in definitiva, la soddisfazione che possiamo trarre dal golf non sono legati a un solo elemento ma possono essere raggiunti con l’attenzione ai dettagli ed il miglioramento costante di tutte le sue componenti, tra cui non può non esserci la pallina. Alcune domande possono aiutare: Il mio obiettivo, distanza o precisione? Ho uno swing veloce? Qual è il mio handicap? Quanto voglio spendere? Il mix delle risposte potrà guidarci nella scelta del tipo di pallina più affine alle nostre caratteristiche fisiche e tecniche, al nostro stile di gioco, per il miglior compromesso con i nostri obiettivi. In linea di principio, a un handicap alto corrisponde una qualità/velocità di swing bassa e una esigenza primaria di distanza: in questo caso, la pallina tenderà ad essere una pallina dura (due pezzi, media compressione, prezzo medio o basso). Più la qualità del giocatore migliora, minore è l’esigenza di aiutarsi con la pallina per fare distanza mentre l’obiettivo è la precisione nei colpi al green: giocatori di handicap basso preferiranno, quindi, palline più morbide in grado di garantire un maggiore controllo (tre pezzi, compressione in funzione della velocità di swing, prezzo medio/alto, anche diversi euro).

BACKSPIN
Dopo un paio di rimbalzi sul green, quasi magicamente, la pallina inizia a rotolare all’indietro anche per alcuni metri. Dovuto alla velocità e all’inclinazione della faccia del bastone all’impatto, è più facilmente realizzabile con una pallina morbida che più subisce l’effetto delle scanalature (grooves) della faccia del bastone con un aumento della sua rotazione (spin) all’indietro (back). È la conferma del controllo del giocatore sul suo colpo.

CHI CERCA TROVA

Forse non tutti sanno che uno dei veri costi per il golfista è proprio il consumo di palline, tante sono quelle perse soprattutto nelle prime uscite in campo…e, in realtà, anche in quelle successive! Pensando ai numeri del golf a livello mondiale, il tema presenta più di un motivo di interesse. Non esiste un dato ufficiale ma il conto è presto fatto: considerando i circa 70 milioni di giocatori e le tre o quattro (minimo) palline perse al mese, si arriva facilmente a molte centinaia di milioni all’anno disperse tra boschi, cespugli, laghetti. Un’enormità di cui si coglie l’impatto sia sul fronte inquinamento sia come opportunità di business. Sono nate, così, soluzioni per ridurre l’effetto inquinante e altre per aumentare la probabilità di ritrovamento: da un lato, palline biodegradabili composte da materiali organici o che si decompongono in acqua rilasciando il loro nucleo, fatto di cibo per pesci, dall’altro, strumenti cerca palline, capaci di individuare (per esempio grazie a una microcamera che intercetta ed elabora le eventuali tracce di bianco) le palline nascoste nell’erba e nei cespugli. Dal punto di vista del business i numeri citati indicano non solo come le palline siano una reale opportunità per chi le produce ma anche… per chi le trova, al punto che è apparsa la professione del cercatore di palline subacqueo che, concentrandosi sui laghi dei percorsi, porta al recupero di diverse migliaia di palline al giorno. Le cosiddette lost & found possono garantire un bel compenso (nell’ordine di 10, 15 centesimi cad.) agli intrepidi sub e, pulite, lavate e ricondizionate un buon introito per i pro shop di tutti i circoli, nonché un’ottima alternativa anche sotto l’euro di costo per i giocatori.