©GettyImages

Diana Luna è stata la rivelazione del 2009 con due vittorie consecutive, due secondi posti ed un ulteriore top ten. Sesta nell’ordine di merito europeo, migliore azzurra nel ranking italiano. Nel 2010 Diana è stata scelta come testimonial della Federazione Italiana Golf, insieme a Matteo Manassero

Se in passato il binomio donne e sport non aveva mai rappresentato, con poche eccezioni, un ambito di vere passioni, tifo e business, l’ultimo decennio ha sancito un passaggio di livello proponendo sulla scena internazionale atlete che per classe, successi e capacità di trasferire nello sport alcune caratteristiche tipiche del mondo femminile sono riuscite a far crescere l’interesse del pubblico e, elemento imprescindibile, dei mezzi di comunicazione. Tennis, atletica, nuoto, sci, pallavolo esprimono personaggi che, con regolarità, frequentano le copertine di giornali specializzati e non e occupano i palinsesti con le dirette dei rispettivi eventi agonistici ma anche con speciali dedicati alla sportiva “donna”. Il golf, con alcune differenze legate all’alone un po’ elitario che ancora lo circonda, non fa eccezione, con effetti importanti a livello mediatico e di numero di praticanti. Insomma anche il golf non è più un gioco per (soli) uomini. Parafrasando il titolo di un noto film, il golf, con un’origine molto maschile, si è ormai trasformato in un’occasione di competizione mista essendo, tra l’altro, una disciplina in cui, non la forza, ma tecnica, impegno, concentrazione, sensibilità, strategia costituiscono il mix di componenti di una buona performance. Uno dei motivi per cui le donne si sono avvicinate a questa disciplina con difficoltà è probabilmente dato dai tempi del golf che occupano molta parte di quella giornata tipo in cui la famiglia ed i figli, in genere, impegnano le signore. La situazione, però, è oggi diversa sia per alcune convenzioni che nello sport e nella società stanno evolvendo sia perché, seguendo mariti e compagni sui green, appare difficile non lasciarsi affascinare da questo splendido gioco.

UN PO’ DI STORIA

Il golf femminile, con un preludio nella seconda metà del ‘800, prende piede verso la fine del secolo con la costituzione della Ladies’ Golf Union nel 1893 (Gran Bretagna e Irlanda) e, negli anni immediatamente successivi, anche aldilà dell’Atlantico. La rivalità è tutta anglosassone fino alla metà degli anni ’60 quando, con la francese Catherine Lacoste, la competizione si allarga. L’evoluzione verso il professionismo è lenta e solo dopo il secondo dopoguerra la Ladies’ PGA nasce negli Usa, con Babe Zacharias a firmare questi anni. Nancy Lopez, campionessa e personaggio, determina il salto di qualità fino alla costituzione di un regolare tour di gare prima in America e poi in Europa. Laura Davies, Annika Sorenstam, Lorena Ochoa, Karrie Webb, Michelle Wie e oggi atlete provenienti dall’Estremo Oriente, Yani Tseng e Jiyaj Shin su tutte, hanno recentemente portato i numeri e l’attenzione, se non sui livelli maschili, su valori quantificabili in milioni di euro annui e, dal 1990, alla nascita della Solheim Cup, la versione “rosa” della Ryder Cup.

IN ITALIA

In Italia su un totale di ca. 101.000 iscritti alla Federgolf (anno 2010) le golfiste sono ca. 28 mila (in Europa sono più di 1,5 milioni e in USA ca. 6 milioni). Il golf femminile, grazie agli sforzi di Federgolf (ad es. con il Progetto Scuola) segue una crescita in linea con quella di tutto il movimento, ma sente forte l’esigenza di personaggi che, come in ambito maschile, possano rappresentare esempio e spinta per tutto il settore. La strada tracciata da Diana Luna (prima Italiana in Solheim Cup!), Giulia Sergas, Silvia Cavalleri e Veronica Zorzi e dai loro risultati è certamente quella giusta, su cui continuare e investire (in Italia, nelle varie categorie, giocatrici di torneo, insegnanti ecc., ci sono una quarantina di proette). Il giusto impulso viene, poi, anche dalle associazioni che promuovono la partecipazione delle signore e, tra queste, un ruolo particolare è svolto dalla Italian Ladies Golf Association (www.italianlga.it) che, nata nel 1994, si pone l’obiettivo di favorire la diffusione del golf in Italia, soprattutto tra le donne, organizzando gare e iniziative funzionali a creare aggregazione e contatti.

SWING, PRESTAZIONI E MATERIALI

Il golf, sport che dal punto di vista fisico lavora su gambe, addominali, elasticità e flessibilità muscolare, si basa sullo swing, il movimento che genera l’energia da trasferire alla pallina. Lo swing è lo stesso per donne e uomini e analoghi ne sono gli obiettivi di distanza, solidità, ripetibilità ed efficacia: se consideriamo che, da un lato, nel gioco corto (intorno e sul green), fondamentale per il risultato, prevalgono sensibilità, concentrazione e capacità di operare le giuste scelte e che, dall’altro, la pallina pesa pochi grammi è evidente come il golf non sia uno sport basato sulla forza. È vero, però, che mediamente e a parità di tecnica le distanze sui colpi lunghi di una giocatrice sono inferiori a quelle di un uomo: per favorire il confronto ecco che i “tee” di partenza per le signore sono avanzati riducendo la distanza al green di ca. un 10/15% rispetto a quanto previsto per i giocatori. È questa l’unica differenza in campo dove le gare per i dilettanti sono miste e con classifiche determinate solo dalle categorie di handicap (a livello professionistico, invece, donne e uomini competono separatamente). Parlando di materiali, per consentire alle donne di esprimersi al meglio sono sempre più diffuse versioni dedicate di ogni componente dell’attrezzatura: che si tratti dei bastoni (materiali, forma, distribuzione dei pesi di shaft e testa) o delle palline (compressione, due o tre pezzi, rivestimenti speciali) sono disponibili soluzioni specificamente studiate per lo swing, l’impatto, la postura e le preferenze (anche in termini estetici) delle giocatrici.

DONNE, GOLF E BUSINESS

Probabilmente soprattutto per le cinque ore trascorse insieme per 18 buche che aiutano a conoscere i compagni di gioco, si dice che il golf favorisca lo sviluppo di contatti, utili a volte anche per il business. Non è un caso, quindi, che nel mondo anglosassone molte aziende vedano con favore la pratica del golf da parte dei propri dirigenti (l’associazione ad un club diventa spesso un benefit) e che in Oriente vengano riconosciute nelle attitudini di un buon giocatore di golf quelle di un buon manager. Le donne non fanno eccezione e, di pari passo con l’accresciuta loro presenza in posizioni di rilievo all’interno del mondo del lavoro, ecco nascere negli Usa nel 1991 la Executive Women’s Golf Association (www.ewga.com e www.ewgai-taly.it), con cui migliaia di donne manager e imprenditrici, che condividono l’amore per il golf, creano opportunità di incontro e iniziative di divertimento e business (uno studio della rivista Golf for Women indica in ca. circa 2 milioni le golfiste manager o libere professioniste negli Usa).

GOLF&MODA

Espressione tipica del mondo britannico, lo stile del golfista è ammantato di una forte nota di tradizione. Di recente, però, grazie alla disponibilità di materiali tecnici sempre più performanti e all’evoluzione del gusto e dei comportamenti propri della società in generale, il golf ha dovuto capitolare, spinto anche dalle scelte nel look dei sempre più numerosi giocatori giovani: ne è seguita l’apertura alle tendenze della moda e a colori inusuali per il golf combinati con microfibre e sofisticati materiali di nuova generazione che garantiscono le migliori prestazioni in termini di comfort e funzionalità per lo swing. A fianco di linee classiche e materiali pregiati, vi è così la possibilità di adottare l’approccio che più rispecchia personalità e gusti di ognuno (senza dimenticare le marche del lusso che da tempo firmano molti dettagli, e non solo, dell’attrezzatura): l’utilità unita alla fantasia è a disposizione nei punti vendita specializzati dove l’area dedicata all’abbigliamento trova sempre più spazio. Con il forte apprezzamento delle golfiste!