Le Alpi occidentali, croce e delizia dei territori valdostani coltivati a vite. Terreni duri e scoscesi, ma un’invidiabile protezione dall’aria umida dell’Atlantico e dalle correnti fredde del Nord

I viticoltori valdostani si definiscono, e senza tema di smentita, eroici. Terreni difficili da curare, condizioni climatiche tutt’altro che favorevoli, con le gelate improvvise che rischiano di danneggiare i grappoli. Ciò nonostante, essendo riparata grazie all’arco alpino dalle fredde correnti del Nord e dall’aria umida dell’Atlantico, questa terra non facile è stata addomesticata alla produzione di vino già nei tempi antichi. Dal 1985 una sola Doc “Valle d’Aosta” o “Vallée d’Aoste” comprende tutti i vini di qualità della regione, che conoscono sette sottodenominazioni di Zona e 19 sottodenominazioni di Vitigno. Esistono inoltre a disciplinare sottodenominazioni sulla base del colore (bianco, rosso, rosato) e delle tipologie di vinificazione (novello, passito, vendemmia tardiva e spumante). Gli itinerari proposti per visitare i luoghi di produzione, ma soprattutto per assaggiarne i nettari sono cinque, come i monti (Bianco, Rosa, Emilius, Cervino e Gran Paradiso) che dominano il territorio.

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