René Redzepi © onEdition 2012

René Redzepi, chef del Noma eletto miglior ristorante del Mondo 2012

È ancora il Noma di Copenaghen (la nostra scheda) il miglior ristorante al mondo. Il riconoscimento arriva dalla la super giuria (circa 800 ‘esperti’ internazionali tra critici gastronomici, gourmet, chef e giornalisti) del World’s 50 Best Restaurants 2012, riconoscimento della rivista inglese Restaurant Magazine giunto quest’anno alla sua decima edizione. Per il terzo anno consecutivo il ristorante del giovane chef danese René Redzepi è il più votato. Nel 2010 Redzepi aveva strappato lo scettro allo spagnolo Ferran Adrià (primo per quattro anni consecutivi), uscito di scena causa chiusura del leggendario El Bulli a Roses, sulla Costa Brava spagnola. Se nulla cambia alla testa, invariate anche la seconda e la terza posizione della classifica. Dietro il Noma si confermano infatti gli spagnoli El Celler de Can Roca e Mugaritz , rispettivamente in seconda e terza posizione. E gli italiani? Il primo è Massimo Bottura, il patron de l’Osteria Francescana di Modena. Il migliore tra i cuochi italiani (numero uno per la Guida Michelin, la Guida dei Ristoranti d’Italia 2012 de l’Espresso e la Guida del Gambero Rosso), perde quest’anno una posizione (a favore del brasiliano Alex Atala, chef del D.O.M. di San Paolo) ed è quinto. Dimezzata la presenza italiana, solo tre nomi nei primi cinquanta ristoranti del mondo: Massimo Bottura, Massimiliano Alajmo (Le Calandre conserva la 32esima posizione) e Paolo Lopriore (Il Canto 46esimo, perde 7 posizioni). Da notare l’uscita dalla Top 50 di Carlo Cracco (33esimo nel 2011, oggi 55esimo), Nadia Santini (38esima nel 2011, oggi 70esima),e Davide Scabin (28esimo nel 2011, oggi 59esimo). Insomma Italia battuta da Francia e Spagna, rispettivamente con 7 e 5 ristoranti premiati, e affiancata da Svezia e Inghilterra. La classifica completa

Le polemiche Riconoscimento prestigioso, ma non privo di polemiche. A far scatenare gli scettici il sistema di votazione del World’s 50 Best Restaurants. A partire da una giuria che appare fin troppo ampia (850 ‘esperti’), passando quindi alla mancanza di un elenco predeterminato di criteri cui la stessa si deve attenere. Tant’è che i risultati alla fine sono determinati semplicemente conteggiando i voti. L’unico diktat per i giurati è quello di visitare i ristoranti per i quali si esprime il proprio voto negli 18 mesi che precedono il parere. Non solo, ai giurati viene chiesto anche di votare per ristoranti appartenenti sia alla loro regione che a una regione diversa. Insomma, regole molto poco stringenti, che fanno sospettare qualcuno che sia l’esposizione mediatica, più che la conoscenza sul campo, a determinare la classifica.