Social, attento a quello che posti online. I recruiter ti “spiano”

I social sono sempre più protagonisti della nostra vita, anche professionale. E non solo perché sono fra gli strumenti più utilizzati dalle persone per cercare lavoro, ma anche e soprattutto perché fanno la differenza quando si tratta di valutare un candidato. Quello che postiamo online, infatti, viene passato al setaccio dalle risorse umane e può contribuire a farci assegnare o meno un posto. La conferma arriva da uno studio realizzato da Adecco e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da cui emerge che quando si tratta di trovare/offrire lavoro i candidati mediamente spendono online il 72% del loro tempo, mentre i recruiter il 45,1% (ma secondo le stime, questa percentuale salirà al 55,7% entro un anno). I primi utilizzano soprattutto LinkedIn, che costituisce un punto di riferimento nel 57,7% dei casi. Ma cresce anche l’utilizzo di Facebook: se nel 2015 era usato dal 27% dei lavoratori o aspiranti tali, ora la percentuale è salita al 31,7%. In questo panorama fa il suo ingresso anche Instagram, con il 10% delle preferenze, davanti a Twitter, fermo al 4%.

Le reputazione sui social è fondamentale

Le risorse umane, invece, usano sempre meno i social per trovare canditati: l’uso di LinkedIn per questo scopo è sceso dall’88% del 2015 al 73,6% di oggi e quello di Facebook dal 28% al 14,4%. In controtendenza Instagram, che oggi viene usato dal 15,3% dei recruiter, mentre nel 2015 non era nemmeno contemplato. Ma gli HR oggi si affidano molto più ai social rispetto al passato per esplorare la personalità dei candidati: se quattro anni fa a controllare i vari profili degli utenti con l’obiettivo di capire qualcosa in più in merito ai loro ideali e alle loro idee era il 36% dei selezionatori, oggi questa percentuale è salita al 48,1%. La reputazione online, insomma, sta acquistando un’importanza sempre maggiore: è fondamentale, dunque, fare attenzione a cosa si posta e a come si agisce in rete.