Donne nel board? L'azienda ha performance migliori

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Altro che sesso debole. Le donne detengono un potere inimmaginabile e rappresentano una risorsa fondamentale. E non solo in ambito famigliare. Anche in ambito lavorativo, se viene dato loro spazio. La conferma arriva da uno studio dei ricercatori dell’Università Bocconi e di Consob, secondo cui quando la quota femminile dei board raggiunge una certa soglia, margini e redditività aumentano. Gli esperti hanno preso in considerazione parametri specifici, come ROA, ROE, ROIC e ROS, e hanno così scoperto che “quando la percentuale di donne supera un determinato threhold, che varia tra il 17% e il 20% del board, le stime evidenziano un effetto positivo e significativo su tutte le misure di performance utilizzate”.

I board con almeno due donne sono “vincenti”

Se la presenza di una sola donna nei consigli di amministrazione è praticamente ininfluente sui risultati, quando le quote rosa diventano consistenti allora la differenza è enorme. Considerando che mediamente i board italiani sono composti da una decina di membri, già solo avere due donne fra i dirigenti cambia le cose. Basti pensare che nel caso in cui le donne arrivino a rappresentare il 20% della dirigenza, l’impatto sul ROS (Return on sales) è pari allo 0,79. Se la presenza femminile raggiunge il 30% i risultati sono sorprendenti: +0,51 sul ROA (Return on assets), +1,734 sul ROE (Return on equity), +0,67 sul ROIC (Return on invested capital) e +6,82 sul ROS. Quindi le donne rappresentano un valore aggiunto per le aziende? Ni. Nel senso che secondo diversi studi internazionali a fare la vera differenza è il fattore diversity.