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In un mercato così volatile come quello della Rete, basta una notizia ben ‘piazzata’ per far cambiare gli equilibri di mercato. Ne sa qualcosa Facebook, il social network per eccellenza che, per mettere in cattiva luce la popolarità di Google, ha assunto una delle società di pubbliche relazioni più influenti e conosciute negli Stati Uniti, la Burson-Marsteller, la stessa che ha lavorato per Hillary Clinton nella campagna presidenziale 2008. Il compito dell’agenzia di comunicazione era quello sarebbe stato quello di invitare i giornalisti a scrivere storie che facessero apparire Google sotto una luce negativa.
Voci incontrollate dal web? No, tutto vero: l'ammissione è della stessa Facebook. Secondo quanto riportato dal Daily Beast , Facebook ha assunto Burson-Marsteller per persuadere i giornalisti e i paladini della privacy a scrivere storie critiche su Social Circle di Google, definito come un prodotto disegnato per "costruire dossier personali di milioni di utilizzatori, in flagrante violazione" degli accordi di Google con la Federal Trade Commission.
Facebook dal canto suo, ha respinto le accuse di campagna denigratoria nei confronti di Google e precisa che l'obiettivo era quello di portare l'attenzione dei giornalisti su un problema di privacy. Il bue che dice cornuto all’asino? È quello che pensa Simon David, direttore di Privacy International: "Facebook dovrebbe cercare la strada per risolvere i suoi problemi non per mettere luce su quelli degli altri".