Investimenti, i costi di banche e intermediari sono ancora poco chiari

Le banche italiane continuano ad avere un problema di trasparenza. Eppure lo scorso 3 gennaio è entrata in vigore la direttiva europea Mifid2, che prevede che tutti gli intermediari forniscano sia un’informativa ex ante sia una rendicontazione ex post per esplicitare il dettaglio dei costi e oneri che il cliente paga agli intermediari, a qualsiasi titolo (per esempio commissioni di gestione), sia in percentuale sia in valore assoluto (quindi espressi in euro). A dirlo uno studio condotto da Moneyfarm, società di gestione del risparmio digitale, e dalla School of Management del Politecnico di Milano, che hanno analizzato l’offerta di 20 fra i più importanti intermediari in Italia. Ebbene, è emerso che ben il 75% della documentazione riguardante la consulenza sugli investimenti e la gestione dei portafogli è incompleta. Non solo: in circa l’80% dei casi, l’effetto complessivo dei costi sui rendimenti non è chiaro e per avere informazioni spesso bisogna rivolgersi alla filiale. Fra l’altro, anche quando si interpella un addetto, non è facile ottenere e interpretare i dati. Perché? Colpa “di una presentazione spesso verbale e generica”. Insomma, sono ben poche le realtà che informano preventivamente i clienti.

E per quanto riguarda la rendicontazione? Al 30 giugno scorso numerosi intermediari non l’avevano ancora fatta, per cui la ricerca ha esaminato solo l’informazione “ex ante”. «La trasparenza fa parte della nostra mission e del nostro modo di operare da sempre: nel lungo periodo crediamo che proprio la consapevolezza e il controllo dei costi possono fare davvero la differenza nel determinare il ritorno di un investimento. La maggior parte degli investitori italiani a oggi è ancora all’oscuro dei costi associati ai propri investimenti, nonostante questi siano particolarmente ingenti in Italia rispetto al resto d’Europa» ha commentato Paolo Galvani, presidente e co-fondatore di Moneyfarm.