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Consumi, italiani vittime della Grande Depressione. A dirlo è il 30esimo rapporto Eurispes che racconta sfiducia e delusione degli italiani.  Senza crescita, stabilità, sicurezza economica e prospettive per il futuro, appena un cittadino su cinque conserva fiducia nelle istituzioni. Gli sfiduciati sono tuttavia il 20% in meno rispetto al 2013. «La mancanza di responsabilità è diventata un elemento distintivo del vivere quotidiano e il principale comune denominatore di una serie di vicende che hanno caratterizzato la vita pubblica italiana su diversi fronti», sono le parole del presidente Eurispes, Gian Maria Fara, «una caduta del senso di responsabilità che dai piani alti della società si trasferisce a livello dei singoli soggetti, rendendo sempre più difficile la tenuta degli stessi rapporti sociali e interpersonali». 

Consumi, italiani vittime della Grande Depressione

La crisi di fiducia si riflette soprattutto sui consumi. Ancora quattro italiani su dieci sono costretti a intaccare i propri risparmi per arrivare alla fine del mese  e solo il 30,5% riesce a vivere senza difficoltà. Meno di una famiglia su 5 (18%) riesce a risparmiare, mentre sono ancora tanti a manifestare difficoltà per pagare le utenze (29,4%) e le spese mediche (23,2%). Sono in affanno anche molti italiani che devono sostenere un mutuo (25,4%) o un affitto (38%). Il 38,9% dei cittadini ritiene comunque che la situazione economica del Paese negli ultimi 12 mesi sia rimasta stabile e in parallelo diminuiscono i pessimisti che riferiscono una condizione peggiorata (41,5%; -17,6% rispetto al 2017) e aumenta la quota degli ottimisti (16,6%; +3,2%).

La crisi dei salari 

Ma perché, nonostante il peggio sia passato, resta la crisi di fiducia e dei consumi. Colpa del lavoro nero, arrivato a livelli record, che porta al crollo dei salari. A dirlo è uno studio, Negato, irregolare, sommerso: il lato oscuro del lavoro , realizzato dal Censis per Confcooperative: il ricorso al lavoro irregolare riduce le retribuzioni del 50% e mette in difficoltà le aziende che agiscono secondo le regole. Oltre a creare problemi per il futuro previdenziale dei lavoratori. L’evasione contributiva è stimata in 10,7 miliardi ed un’evasione complessiva pari a 107,7 miliardi calcolando anche i buchi dell’Iva (36 miliardi), dell’Irpef (35) e dell’Irap (8,5). 

Problema lavoro nero

Secondo i dati del Mef, il salario medio orario di un lavoratore regolare dipendente è di 16 euro mentre il salario pagato "in nero" corrisponde a 8,1 euro, la metà esatta. Il cosiddetto monte salariale irregolare nel 2014 ha raggiunto i 28 miliardi di euro, pari al 6,1% del  totale. La corsa al "lavoro a ogni costo" ha spinto sempre di più le persone ad accettare qualunque ricatto e ogni condizione lavorativa. E le aziende ne hanno approfittato. Nel settore industriale si registra il divario maggiore tra retribuzione lorda oraria regolare (17,7 euro) e retribuzione percepita da un irregolare (8,2 euro, ovvero il 53,7% in meno), seguono i servizi alla imprese (-50,3%, 9,5 euro anziché 19,1). Nei servizi in generale lo scarto è invece del 46,8%, nelle costruzioni del 41,4%. In agricoltura, dove la retribuzione oraria è più bassa, la differenza non supera il 36% (35,7): un’ora di lavoro è infatti pagata 6,3 euro anziché 9,8. 

Dalla disoccupazione all'illegalità

Il Censis racconta che la metà delle persone rimaste senza lavoro a causa della crisi sono stati risucchiati nell’illegalità. A fronte di 462 mila posti persi tra 2012 e 2015, chi è finito nel mondo del nero è cresciuto di 200 mila unità. «Attraverso questo focus», commenta il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, «denunciamo ancora una volta e diciamo basta a chi ottiene vantaggio competitivo attraverso il taglio irregolare del costo del lavoro che vuol dire diritti negati e lavoratori sfruttati. Se le false cooperative sfruttano oltre 100 mila lavoratori, qui fotografiamo un’area grigia molto più ampia che interessa le tantissime false imprese di tutti settori produttivi che offrono lavoro irregolare e sommerso a oltre 3,3 milioni di persone».