Ue, al via una nuova procedura per debito eccessivo. E ora?

La tanto temuta risposta della Commissioneeuropea è finalmente arrivata e non è certo foriera di buone notizie per l’Italia. Bruxelles ha deciso, infatti, di avviare l’iter che potrebbe portare all’apertura della procedura per debito eccessivo nei confronti del nostro Paese. Del resto, già nel 2018 abbiamo infranto la regola del debito, e non la rispetteremo nemmeno nel 2019 né tantomeno nel 2020. Nel rapporto sull’Italia, l’esecutivo Ue ricorda che al momento ildebito “pesa per 38.400 euro ad abitante, oltre ai 1000 euro a testa per rifinanziarlo”. Di qui, la decisione dell’Europa di avviare un nuovo countdown, dopo quello fatto scattare nel dicembre scorso. Se allora il percorso si interruppe quasi subito grazie al buon esito della trattativa con il nostro Governo, ora cosa succederà?

Bisogna capire innanzitutto come agiranno gli Stati membri: la prossima parola sull’avvio formale della procedura, infatti, spetta al Comitato economico e finanziario (Efc), che deve esprimersi entro il 20 giugno. La speranza è che parta un nuovo negoziato e il Governo italiano riesca a convincere Bruxelles e gli altri partner europei che il suo debito scenderà. Resta comunque il giudizio della Commissione, che è molto severo. La decisione di richiamare l’Italia per la violazione della regola del debito, infatti, “va ben aldilà della procedura. Quando guardiamo all’economia italiana vediamo i danni che stanno facendo le recenti scelte politiche. Il debito italiano resta una grande fonte di vulnerabilità per l’economia” si legge nel rapporto.

Ma perché la situazione italiana è così disastrosa e il nostro debito così alto?  Secondo la Commissione europea il rallentamento economico “spiega solo in parte” quanto sta succedendo nei conti pubblici. Pesano molto anche la “retromarcia” su alcune riforme pro-crescita del passato, come quella delle pensioni, e il deficit proiettato oltre il 3% nel 2020. “Le nuove misure e il trend demografico avverso capovolgono in parte gli effetti positivi delle riforme pensionistiche del passato e indeboliscono la sostenibilità a lungo termine” delle finanze, danneggiata anche “dall’aumento dei tassi d’interesse dei titoli di Stato osservato nel 2018 e 2019”, dice ancora Bruxelles.