L’Italia porta fortuna alle imprese straniere: + 31,7% in nove anni

Altro che nullafacenti, svogliati e pronti a “rubare” il lavoro agli italiani. Gli stranieri sono più attivi e intraprendenti che mai dal punto di vista professionale, tanto che oggi nel nostro Paese si contano ben 447.422 titolari d’impresa nati all’estero. A dirlo una ricerca realizzata dal Censis e dall’università degli studi Roma tre nell’ambito del progetto “La mappa dell’imprenditoria immigrata in Italia”. Se fra il 2010 e il 2018 la crisi ha messo in ginocchio gli imprenditori italiani, che in nove anni sono calati complessivamente del 12,2%, quelli provenienti da altri Stati sono riusciti a trovare terreno fertile per il loro business, aumentando del 31,7%. Fra l’altro, il 23% di loro è donna, il 71,6% ha meno di 50 anni (tra gli italiani gli imprenditori under 50 sono il 44,3% del totale) e l’81% arriva da un Paese extracomunitario. Non solo: il 60% delle imprese straniere è attivo da più di tre anni, il 53% ha un fatturato stabile e il 20% è in crescita. E, infatti, il 76% degli imprenditori immigrati si dichiara del tutto (21%) o in parte (55%) soddisfatto dell’andamento della propria attività.

I punti critici delle imprese straniere

Ci sono però anche alcune note dolenti. Innanzitutto in tema di sicurezza. La stragrande maggioranza degli imprenditori stranieri, il 46%, infatti, considera la tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro come un mero obbligo di legge e il 12% la vede esclusivamente come un costo. Solo per il 20% è una responsabilità condivisa con i lavoratori, per il 15% è un dovere morale e per il 5% è un investimento. Non solo: il 30% riconosce di avere difficoltà ad assolvere gli obblighi normativi. E, infatti, il 47% si fa aiutare da consulenti esterni. Anche l’integrazione rimane una questione critica. Al di fuori del contesto lavorativo, il 45% degli imprenditori immigrati frequenta esclusivamente altri cittadini stranieri. Inoltre, il 12% ha una scarsa conoscenza della lingua italiana e il 24% appena sufficiente.