Fondi europei: l’UE ci ricopre di soldi, ma noi non sappiamo come usarli

Da Bruxelles arrivano una buona e una cattiva notizia per l’Italia. Il dato positivo è che il nostro Paese è uno di quelli che più beneficiano dei fondi europei (siamo secondi solo alla Polonia). Quello negativo è che siamo in fondo alla classifica europea per capacità di utilizzo degli stessi. Un vero e proprio paradosso: l’Europa ci ricopre di soldi, ma noi non sappiamo come usarli. A dirlo è la programmazione 2014-2020, secondo cui, fra fondi europei e cofinanziamento nazionale, l’Italia dispone di 75 miliardi, ma di questi solo il 62% risulta allocato, ossia assegnato a progetti già selezionati. La media UE invece è del 68%. Anche per quanto riguarda la spesa, la situazione è simile: la nostra è ferma al 23%, quella media è al 28%. Ma a che cosa è dovuto il nostro ritardo? Sicuramente a una cattiva organizzazione che ci ha portato ad accumulare ritardi nell’avvio della programmazione. Un coordinamento inadeguato, politiche frammentarie, un cattivo uso dei fondi (usati troppo spesso per compensare la penuria di risorse ordinarie), limiti di capacità amministrativa da parte delle PA, eccessiva burocrazia, scarsa standardizzazione, tempi biblici di erogazione non stanno certo agevolando le imprese e agli altri destinatari dei fondi. Ecco perché siamo lontani anni luce dalla performance di Stati come la Finlandia, con ha già allocato il 73% di risorse e raggiunto una spesa del 55%. 

I problemi che si nascondono dietro ai fondi europei

Tuttavia, almeno per questa volta non dobbiamo addossarci tutta la colpa. Un conto, infatti, è gestire 8 miliardi di euro, come deve fare la Finlandia, un conto è doverne programmare 75. Se facciamo riferimento a Stati che hanno ricevuto cifre simili, allora il confronto è un po’ meno impietoso. Pensiamo alla Polonia, che ha a disposizione oltre 100 miliardi: è vero che ha già impegnato il 72% delle risorse, ma ha una spesa ancora ferma al 26%. Anche gli altri maggiori beneficiari dei fondi europei sembrano avere qualche problema. Dopotutto, l’accordo sul ciclo 2014-2020 è stato raggiunto dalle istituzioni UE solo a dicembre 2013 e i primi due anni sono stati spesi semplicemente per definire i regolamenti attuativi e gli accordi di partenariato tra Bruxelles e gli Stati membri e per avviare l’intera macchina organizzativa. I programmi sono partiti effettivamente solo nel 2016.
In ogni caso non abbiamo grandi scusanti: insieme a Malta e Repubblica Ceca, continuiamo a essere fra i Paesi più lenti a spendere i fondi UE, esattamente come nella fase equivalente del periodo 2007-2013. Gli “spender più veloci”, invece, sono sempre quelli che lo erano nel 2007-2013, ossia Svezia, Germania, Estonia.