Contraffazione: un’industria  che pesa sull’Italia per 7 miliardi di euro

Chi acquista mercicontraffatte lo fa essenzialmente per risparmiare. In realtà, però, il risparmio è solo apparente. A conti fatti, infatti, la contraffazione è una perdita. Innanzitutto per le imprese italiane, che ci rimettono capitali, fatturato e competitività. Ma anche per lo stato e i suoi cittadini, in termini di evasione fiscale, criminalità, occupazione, rischi per la salute e tanto altro ancora. Secondo l’Indicam, l’Istituto di centromarca per la lotta alla contraffazione, che ha tenuto un seminario sull’argomento in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Lombardia, complessivamente la contraffazione costa all’Italia 7 miliardi di euro, 110 mila posti di lavoro perduti e 5,8 miliardi euro di mancato gettito fiscale. Senza contare i 35 miliardi euro di danni indiretti subiti dalle nostre aziende di marca.

Un problema sempre più ampio, se si considera che, stando alle stime, il 5% circa dei beni che entrano in Europa sono falsi. I Paesi più pericolosi dal punto di vista della contraffazioneL’Italia è la seconda nazione al mondo più colpita dalla contraffazione. Prima di noi, nella speciale graduatoria dei mercati più tartassati, ci sono solo gli Stati Uniti. Ma da dove arriva la principale minaccia per le nostre imprese e i nostri prodotti? Sicuramente dalla Cina, ma anche dalla Turchia, che produce il 3,3% di tutti i falsi e costituisce un canale di transito molto attivo di merci contraffatte che poi, attraverso la Grecia e l’Ungheria, entrano in Europa. Sono comunque diversi i Paesi del mediterraneo in cui vengono realizzate o da cui passano merci false che poi sbarcano nei porti della Ue. Due esempi su tutti: Marocco ed Egitto. Anche internet rappresenta un pericolo da questo punto di vista. Infatti, può costituire un canale di vendita preferenziale per le imitazioni. Per questo, l’Indicam sta sensibilizzando i grandi siti di e-commerce, aggiornando la lista di prodotti e confezioni così da rendere evidente la presenza di offerte contraffatte. L’Istituto ha anche sviluppato una app, per aiutare le dogane e la Guardia di finanza a riconoscere i falsi.