consumi italiani

Consumi, finalmente si riparte. Ma è un rilancio a metà, inteso come metà dell'Italia. I benefici della ripresa si sentono soprattutto al Nord, e in particolare al Nord-est, dove crescono gli indici di fiducia e soddisfazione. Mentre al Centro e al Sud restano ampie sacche di difficoltà e insoddisfazione. Sono i risultati dell'indagine Gli italiani e il risparmio ,  elaborata dall'Ipsos per l'Acri: «L'italiano si mostra molto più aperto che in passato, anche se si conferma attento e volto a ponderare bene le proprie scelte».

Consumi, finalmente si riparte. Ma solo in mezza Italia

Consumi culturali e viaggi sono spese serene per imprenditori, manager, quadri, commercianti e professionisti ricominciano a spendere abbastanza serenamente. Per il 15% degli italiani negli ultimi tre anni non è cambiato nulla, mentre in difficoltà serie sono il 17%. Si ritorna a pensare anche al risparmio (86%), anche se per ora è più forte la voglia di tornare a spendere. Dopo quattro anni consecutivi di crescita diminuisce di tre punti percentuali la quota di italiani che affermano di aver risparmiato negli ultimi 12 mesi (dal 40% al 37%). E soprattutto risale al 12%, come prima della crisi, la quota di chi spende senza badare al futuro (ma 8 famiglie su 10 sono in grado di far fronte a una spesa improvvisa di mille euro). 

L'Italia spezzata tra Nord e Sud

I consumi subiscono però un andamento a due velocità tra Nord e Sud Italia, ma anche tra famiglie abbienti - o comunque chi ha superato la crisi - e chi resta in difficoltà. ripartono davvero solo nel Nord Italia, e tra le famiglie abbienti. Tutti i gruppi di reddito comunque tendono a incrementare le spese per la telefonia. Chi sta un po' meglio pensa a rinnovare l'auto e gli elettrodomestici. Il passo successivo è tornare a spendere per andare in viaggio, al ristorante, a teatro, e a spendere per la cura della persona  e la bellezza. 
Chi risparmia, spesso investe, anche se si conferma una forte tendenza a mantenere i risparmi liquidi, sul conto corrente (67%, contro il 49%% del 2001), e cala la quota degli investitori (29%, nel 2001 era il 47%). L'investimento ideale non esiste più: gli italiani non si sentono abbastanza tutelati dalla normativa, e non si ritengono abbastanza esperti per compiere le scelte migliori (64%).