Brexit, quali conseguenze per l’export alimentare italiano?

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La Brexit è realtà: la Gran Bretagna, infatti, è ufficialmente uscita dall’Europa. Con pesanti ripercussioni a più livelli. Anche per l’Italia? Assolutamente sì. Il Regno Unito, infatti, oggi rappresenta il quarto mercato mondiale dell’export italiano di prodotti food and beverage, dopo Germania, Usa e Francia. Uno sbocco che vale quasi 3,4 miliardi di euro: quasi un miliardo di euro è generato dal commercio di vini e liquori, 350 milioni dalla trasformazione ortaggi, 261 milioni dai formaggi (settore che nei primi 7 mesi del 2019 è cresciuto del +11,7%), 315 milioni dai dolci (sempre nello stesso periodo, è cresciuto del 7,5%), 318 milioni dalla pasta. Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, ha spiegato all’Agi che cosa potrebbe succedere ora all’agroalimentare italiano. Quel che è certo è che in questi giorni Unione europea e Gran Bretagna inizieranno una serie di negoziazioni che dovrebbero concludersi entro l’1 gennaio 2021, a meno che non si utilizzi la possibile proroga di ulteriori due anni di negoziazione. Per il resto è tutto un’incognita. Sicuramente la Gran Bretagna non può non tener conto che produce poco più del 50% dei prodotti alimentariche consuma: se si arrivasse a una Brexit no-deal il prezzo dei generi alimentari per gli inglesi potrebbe salire anche del 20%. Questo scenario sarebbe negativo anche per l’Italia: se non si arriverà a patti con l’Ue, ci potrebbe essere un possibile crollo dell’export italiano per colpa dell’imposizione di dazi pesanti. La speranza, dunque, è che prevalga il buon senso e si arrivi a un accordo commerciale di libero scambio.