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Procter & Gamble: obiettivo impatto zero

Come fa un’azienda leader, che serve cinque miliardi di persone in tutto il mondo, a tradurre in concreto il suo concetto di sostenibilità? Lo abbiamo chiesto a Daniela Cappello, responsabile comunicazione scientifica e sostenibilità della multinazionale in Italia

Come sarà il futuro prossimo? «Mi auguro un mercato dove l’attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale sia al primo posto nelle scelte di ciascun individuo. In P&G continueremo a lavorare per raggiungere i nostri obiettivi, proponendo prodotti dalla performance superiore ma con un ridotto impatto ambientale, coinvolgendo i consumatori nel corretto utilizzo e per rendere i rifiuti nuove risorse. E proseguiremo nell’aiuto alle comunità con iniziative di sostenibilità sociale affinché nessuno resti indietro», a parlare è Daniela Cappello, responsabile comunicazione scientifica e sostenibilità di Procter & Gamble in Italia, che in questa intervista mette insieme, uno dopo l’altro, l’articolato piano di interventi della multinazionale per contribuire a fare la differenza.

Cosa comporta per una multinazionale del calibro di P&G dover raggiungere entro il 2040 le zero emissioni?Da oltre un decennio P&G è impegnata a contrastare gli effetti del cambiamento climatico. A settembre abbiamo pubblicato il Climate Transition Action Plan, un piano che copre l’intero ciclo di vita delle emissioni dei nostri prodotti. È sviluppato su basi scientifiche e ha l’obiettivo di raggiungere, entro il 2040, zero emissioni nette di gas serra (GHG) nelle attività di produzione e lungo la catena di fornitura, dall’approvvigionamento delle materie prime al venditore finale, agendo anche sulle emissioni prodotte durante la fase di utilizzo. Prevediamo diversi obiettivi tra i quali ridurre le emissioni delle attività produttive, acquistare il 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili (oggi siamo al 97% a livello globale e al 100% in Europa), decarbonizzare la catena di fornitura e quella logistica, aumentare l’efficienza dei trasporti dei prodotti finiti del 50%, ridurre l’uso di plastica vergine del 50% e avere il 100% degli imballaggi riciclabili. In parallelo stiamo lavorando su soluzioni per la produzione di energia termica rinnovabile, tecnologie per la cattura del carbonio, uso di materie prime di origine biologica.

Per ogni azienda sostenibilità significa anche investimenti importanti. Voi che piano di spesa avete messo in campo?Al di là dei numeri è importante l’impatto che intendiamo generare. Investire in Ricerca & Sviluppo è prioritario per sviluppare nuove soluzioni per ridurre l’impatto ambientale dei nostri prodotti lungo tutta la filiera e per farlo abbiamo bisogno di incentivare collaborazioni tra i diversi attori. A giugno abbiamo inaugurato in Germania il Product Supply Innovation Center (PSIC), un innovativo hub di ricerca per la collaborazione con i nostri fornitori, aziende tecnologiche, istituzioni di ricerca e università, per sviluppare soluzioni globali, scalabili e modulari per decarbonizzare la catena di approvvigionamento.

Ritenete che a livello nazionale e globale le istituzioni locali e le grandi organizzazioni internazionali abbiano fatto quanto è in loro potere per sostenere e finanziare questa transizione?L’intervento di istituzioni e organizzazioni nazionali e internazionali può aiutare ad accelerare i tempi verso la creazione di sistemi più sostenibili, ma la lotta al cambiamento climatico è una sfida collettiva a cui ciascuno può contribuire. Procter & Gamble, nel suo ruolo di azienda leader che serve 5 miliardi di persone in tutto il mondo, ha l’opportunità e quindi la responsabilità, di rendere possibile un’economia e uno stile di vita a ridotto impatto ambientale. Per questo investiamo in soluzioni che rigenerano il nostro pianeta e forniamo prodotti che incoraggiano a ridurre le emissioni e adottare un consumo più responsabile.

Come stanno rispondendo i vostri marchi alla call to action verso un futuro più sostenibile?Tutti i nostri marchi si impegnano perché il 100% degli imballaggi sia riciclabile o riutilizzabile e a ridurre la plastica vergine negli imballaggi del 50% entro il 2030, mentre lavoriamo per sviluppare prodotti sempre più efficaci e con un minor impatto sull’ambiente. Ad esempio Dash liquido utilizza il 50% plastica riciclata post-consumo (PCR) nei propri imballaggi, mentre le Dash PODs grazie alla loro formulazione concentrata contengono l’80% in meno di acqua rispetto a Dash Liquido, hanno il 37% di packaging in meno rispetto a Dash Liquido e il 39% rispetto a Dash polvere. Il nuovo formato bag, inoltre, ha ridotto la plastica dell’imballaggio del 75% rispetto alla confezione precedente. Senza contare che sia le formulazioni di Dash PODs, Dash Liquido e Polvere sono efficaci anche a basse temperature e nei cicli brevi, consentendo di ridurre le emissioni di CO2 fino al 60%. Recentemente abbiamo introdotto anche in Italia con i marchi Pantene, Head & Shoulders e Herbal Essences, la prima bottiglia di shampoo e balsamo in alluminio riutilizzabile con sistema di ricarica. Questo progetto consentirà di tagliare la produzione di 300 milioni di bottiglie di plastica ogni anno in Europa.

Per un’impresa, la sostenibilità non è mai un gesto isolato: è fondamentale coinvolgere nel processo anche fornitori e dipendenti. Come vi state muovendo in questa direzione?Lavoriamo su più fronti sia attraverso le nostre risorse di innovazione che collaborando con altre aziende. P&G è stata in prima linea nella creazione, insieme ad altre 40 aziende, della Alliance to End Plastic Waste, nata nel 2019 e, che prevede di investire 1,5 miliardi di dollari entro il 2024 per supportare lo sviluppo di infrastrutture per la raccolta e il trattamento dei rifiuti nei Paesi dove c’è più urgenza. Un altro esempio è la tecnologia, inventata da un ricercatore P&G, per rimuovere il colore, l’odore e gli agenti contaminanti nel polipropilene riciclato (fino a oggi inutilizzato), che abbiamo dato in licenza a PureCycle Technologies per renderla operativa a livelli industriali e che permetterà di utilizzare miliardi di chili di resina riciclata di alta qualità per sostituire materiali vergini sia a beneficio di P&G che dell’industria.

Anche il coinvolgimento dei consumatori è importante.Con il programma di cittadinanza di impresa P&G per l’Italia stiamo realizzando progetti concreti di sostenibilità ambientale e sociale in tutto il Paese coinvolgendo nel punto vendita anche i nostri consumatori. Stiamo intervenendo nell’educazione delle nuove generazioni sostenendo il WWF Italia nella realizzazione di Aule Natura, spazi verdi all’interno delle scuole dove i bambini possono conoscere la natura e imparare a rispettarla (ne realizzeremo oltre 50 in altrettante scuole in Italia) e lanceremo a breve una campagna di educazione al consumo responsabile per gli adulti. Inoltre, siamo tra i sostenitori e lecturers del primo Certificate Program Il manager della transizione ecologica, organizzato dallo European Institute of Innovation for Sustainability (EIIS), per creare le competenze in ambito di sostenibilità ambientale nei manager del futuro.

Recentemente il vostro amministratore delegato, Paolo Grue, ha dichiarato proprio a Business People che non bastano aziende virtuose ma ci vogliono sistemi virtuosi. Mi spiega come viene tradotta una simile aspirazione in concreto?Le aziende devono fare la propria parte, ma per raggiungere la piena sostenibilità, ambientale, sociale ed economica è indispensabile la partecipazione di tutti. I cittadini ad esempio sono fondamentali. Se guardiamo ai prodotti P&G, l’85% delle emissioni di CO2 di scopo 3 è generato durante l’utilizzo dei prodotti. Questo aspetto è emerso analizzando l’impatto ambientale delle principali variabili nel ciclo di vita dei prodotti (LCA), nell’ambito del Category Management Sostenibile, una nuova disciplina proposta da P&G e sviluppata insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna, SDA Bocconi, WWF Italia ed EIIS basata sull’analisi dell’LCA applicato alle categorie merceologiche, per permettere all’industria, al distributore e al consumatore di fare scelte sempre più responsabili.