Dimenticate l’uomo bionico: intervista al Ceo di iRobot, Colin Angle

I robot sono già tra noi e ancor di più lo saranno in futuro, ma difficilmente in forma di androidi. Parola del visionario fondatore della multinazionale americana

È naturale volgere lo sguardo verso il futuro, conoscere ciò che ci aspetta è il modo migliore per esorcizzare la paura dell’incognito. Non abbiamo la sfera di cristallo e non tutto è prevedibile, ma l’idea che nei prossimi anni saremo circondati da robot non suona per nulla come un fatto inatteso. La letteratura e il cinema ci hanno preparato a questo scenario con anticipo, ma in molti ignorano il fatto che i robot siano già tra noi e siano più diffusi di quanto si pensi. Il merito è di aziende come l’americana iRobot, leader nell’automazione legata alle pulizie domestiche, ma con un robusto know how anche in campi applicativi più complicati, come quello militare. Abbiamo incontrato il fondatore Colin Angle, ritenuto dagli addetti ai lavori un guru del settore e un visionario. Un’occasione per capire meglio dove siamo e dove stiamo andando, e per sapere se l’invasione dei robot può essere considerata del tutto pacifica.

Ha sempre pensato che un giorno avrebbe costruito robot? Forse non nel modo con il quale li sto costruendo oggi, ma credo che il mio destino fosse già segnato. Ricordo che, quando avevo tre anni, chiesi a mia madre se potessi aggiustare lo scarico del bagno e quando ne avevo circa dieci costruii un braccio meccanico per prendere i bicchieri in cucina… Questo per dire che fin da piccolo avevo già il pallino di risolvere i problemi. Poi sono andato all’MIT e ho avuto la fortuna di fondare iRobot subito dopo essermi diplomato, iniziando quindi a fare il lavoro che avevo in mente da sempre.

Anche se la percezione è diversa dalla realtà, siamo già invasi dai robot, non crede? È da 29 anni che realizziamo robot con l’idea di fornire soluzioni a problemi reali. A dire il vero, abbiamo fondato l’azienda perché volevamo che esistessero oggetti come quelli che si vedono nei film o in televisione, ma la verità è che oggi il nostro robot di maggior successo è Roomba. Si tratta di un’aspirapolvere automatico che va incontro alle necessità di tutte quelle persone che devono pulire i pavimenti. Questo è un buon esempio di cosa sia per noi un robot “utile” e non a caso ne abbiamo venduti 25 milioni in 17 anni. Quindi sì, direi che una sorta d’invasio­ne c’è già stata, ma siamo solo all’inizio.

Ammettere che il robot più diffuso sia un’aspirapolvere non rovina un po’ l’im­magine poetica di un mondo hi tech?Non credo. Roomba è riuscito a fare qualcosa di straordinario, quello di cambiare per sempre il modo di fare le pulizie domestiche. E posso assi­curare che non è stata una cosa sem­plice, ma oggi sono particolarmen­te orgoglioso di questo successo. Basti pensare che ora, quando le per­sone comprano dei mobili, chiedo­no se sono roombale, cioè se sono compatibili con Roomba. Un risulta­to che non potevo certo immaginare quando ho iniziato questa avventura.

Cosa possiamo aspettarci per il futuro?In effetti, le persone vorrebbero di più e si aspettano ben altro rispetto a un robot aspirapolvere. Le possibili­tà sono molte. Ad esempio, c’è ampio spazio per i robot che si occupano di tagliare l’erba, come quello che stiamo per lanciare, ma non nascondo che ci piacerebbe realizzare un modello che in casa possa essere d’aiuto alle per­sone, magari capace di andare a pren­dere delle cose e portarcele. Robot con le braccia. Non sono però ogget­ti semplici da costruire, perché un robot per andare a prendere un bicchie­re di vino deve sapere dove si trova la cucina e dove si trova il vino. Far com­prendere l’ambiente che li circonda a questi dispositivi è la prossima gran­de sfida alla quale stiamo lavorando.

Dunque, quando possiamo aspettarci di avere in casa un robot maggiordomo?Non succederà a breve e non succe­derà probabilmente nel modo che si immagina la gente, ma accadrà sicura­mente. I robot devono essere in grado di risolvere dei problemi ma devono anche poter essere economicamen­te accessibili. L’idea del robot umanoi­de nasce dai testi di fantascienza e dai film, ma non è fondamentale che ab­biano questo aspetto. Realizzare un ro­bot con le gambe che sta in equilibrio non solo è difficile, ma costoso, oltre che inutile. L’importante è che riesca a spostarsi, a muoversi facilmente, e può farlo semplicemente con delle ruote.

Niente uomo bicentenario, quindi?Dobbiamo essere pratici e in questo senso è innegabile constatare che i robot possono rappresentare un aiu­to concreto. La popolazione mondia­le sta diventando sempre più vecchia e le persone con oltre 65 anni stan­no superando le nuove generazioni. In prospettiva, questi anziani avran­no bisogno di essere aiutati e un ro­bot può sicuramente prendere, per esempio, del cibo dal frigorifero e por­tarlo a tavola, evitando così a una per­sona debole di muoversi o chinarsi. Analogamente un robot può consen­tire ai medici di visitare un pazien­te senza farlo muovere da casa. Ma dobbiamo renderli prodotti di consu­mo, come abbiamo fatto con Roomba.

Producete aspirapolvere da molti anni, ci sono ancora margini di miglioramento?Ci sono sempre. La tecnologia evol­ve e lo facciamo anche noi. I nostri prodotti sono sempre più intelligen­ti e dispongono di nuove funzionali­tà. L’introduzione dell’ultima soluzio­ne Roomba s9+ con la Clean Base è un buon esempio dei miglioramenti che possiamo implementare. Ora, in­fatti, gli utenti non devono più preoc­cuparsi di svuotare Roomba per quasi 30 cicli di pulizie, perché questa ope­razione avviene in automatico. Inol­tre, la nostra tecnologia di navigazione non solo consente di ottimizzare il per­corso del robot, ma permette di crea­re anche zone off limit o di seleziona­re specifiche stanze per le pulizie. In più, oggi possiamo comandare Room­ba con la voce, usando assistenti vo­cali come quelli di Google e Amazon.

Riempiamo le case di dispositivi smart, ma la gente è sempre più preoccupata per la propria privacy: è un timore le­gittimo?Il tema della privacy ci sta molto a cuo­re e credo sia un argomento centra­le. Però, ci sono due elementi da con­siderare. Gli utenti devono capire che la sicurezza ha un costo e che è diffici­le che venga sostenuto da aziende che producono prodotti a basso prezzo. Dall’altra parte compagnie come iRo­bot devono conquistare la fiducia dei consumatori facendo bene il proprio lavoro e con un atteggiamento mol­to trasparente, ad esempio chieden­do sempre il permesso sull’utilizzo dei dati, che noi in nessun modo cediamo a terzi. Io chiamo questa cosa “azien­da data 2.0”, ovvero un’azienda che tratta i dati dei clienti come se fossero i propri. E ogni volta che chiediamo a un utente di utilizzare i suoi dati, que­sto deve avere non solo un senso, ma anche offrire un beneficio. La fiducia bisogna conquistarla e va mantenuta, soprattutto se guardiamo al futuro. In­fatti, nei prossimi anni i robot per svol­gere al meglio le loro funzioni avran­no bisogno di conoscere in modo più dettagliato come sono le nostre case e come viviamo al loro interno. Privacy e sicurezza sono quindi essenziali.

Cosa le piacerebbe inventare che non ha ancora realizzato?Vorrei mettere a punto un robot eco­nomico, che pieghi in automatico la biancheria uscita dalla lavatrice e uno che metta via i piatti, le posate e i bic­chieri dalla lavastoviglie. Forse non sa­ranno oggetti che generano un effetto “wow”, ma sono sicuro che verrebbero apprezzati molto dai consumatori.

© Riproduzione riservata