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Attualità

Fiducia nelle imprese più che nella politica: il cambiamento passa dai Ceo

Rispetto a dieci anni fa, è cresciuta di ben 12 punti la fiducia degli italiani nei confronti delle aziende. in aumento la credibilità dei media tradizionali, crolla quella per i social network. i dati dell’Edelman Trust Barometer 2023

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Image by katemangostar on Freepik

Fiducia in calo per gli Italiani. Secondo i risultati dell’Edelman Trust Barometer 2023 – indagine su un campione di oltre 32 mila persone in 28 Paesi nel mondo – l’indice generale di fiducia nel nostro Paese ha segnato un leggero calo rispetto allo scorso anno (-3 punti), toccando quota 50. Nonostante questo, nella nuova edizione di un report che da oltre 20 anni studia l’andamento del rapporto di fiducia tra i cittadini e quattro principali istituzioni che operano nella società (Governo, Business, Media e Organizzazioni Non Governative), l’Italia si conferma “best performer” in Europa, preceduta solo da Olanda (54 punti) e Francia (51 punti).

Italiani: la fiducia va, soprattutto, alle imprese

Se inquadrati in una prospettiva più ampia, i dati del nostro Paese – dove emerge un gap tra la fiducia dei redditi più alti, a quota 59, e quelli più bassi a 46 – la fiducia dei cittadini italiani è cresciuta di ben 10 punti rispetto a dieci anni fa, quando il dato era di appena 40 punti. Il settore Business, quello delle imprese, si attesta a quota 57 restando l’istituzione che gode della maggior fiducia e facendo segnare una crescita di ben 12 punti rispetto al 2013. E mentre le Ong raggiungono un indice di 49 (vs. 54), Media e Governo toccano rispettivamente quota 47 (vs.50) e 46 (vs. 49) con quest’ultimo che registra la crescita più alta (+25 punti) rispetto al decennio scorso quando il livello di fiducia era solamente di 21 punti.

Le nuove preoccupazioni degli italiani

Rispetto allo scorso anno, si registra una discesa dell’ottimismo per le prospettive economiche da qui a cinque anni: passa infatti dal 27% al 18% la percentuale di chi pensa che tra cinque anni la situazione per sé e per la propria famiglia sarà migliore. Un dato in linea con il trend globale e che tocca tutti i Paesi sviluppati come Stati Uniti (36%), Regno Unito (23%), e che ci vede davanti a Germania (15%), Francia (12%) e Giappone (9%) che chiudono la classifica. E se tra le principali preoccupazioni personali degli italiani troviamo nel 95% dei casi il posto di lavoro seguito dall’inflazione (78%), tra quelle “esistenziali” resta alta l’attenzione per il cambiamento climatico (82%) a cui se ne sono aggiunte due nuove: la guerra nucleare (79%) la carenza di energia (77%).

Media in ripresa, fiducia in calo nei social

A giocare un ruolo importante nel creare un clima di fiducia nell’opinione pubblica sono i media che, rispetto alla rilevazione effettuata nel 2013, fanno registrare un salto in avanti di 2 punti (da 45 a 47). In questo ambito cresce rispetto allo scorso anno l’indice dei motori di ricerca che restano la fonte di notizie più credibile per gli italiani con 63 punti (vs. 62 del 2022). I media tradizionali a 53 punti (vs. 52 del 2022), invece, restano in area neutrale mentre chiudono la classifica i media di proprietà (37 punti) e i social media (31 punti) che, rispetto al 2013, fanno un trend discendente di -14 punti di fiducia.

Sebbene quella degli scienziati (77 punti) resta la categoria che guida la classifica della fiducia tra i leader, nel nostro Paese si registra una situazione in cui le persone “più vicine” sono anche quelle più fidate: a partire dai colleghi di lavoro (67 punti), i vicini (55 punti), il proprio Ceo (55 punti), le persone della propria comunità locale (52 punti) e i propri connazionali (52 punti), con questi ultimi in crescita di ben 6 punti. Nella parte bassa della classifica, invece, troviamo i leader politici (35 punti) e giornalisti e i Ceo appaiati a 33 punti.

La chiave è nel ruolo delle aziende

In un quadro generale in cui le quattro istituzioni – Governo, Business, Media e Ong – non primeggiano per competenza ed etica, si registra però una tendenza importante: il livello di etica delle aziende continua a salire facendo registrare una crescita di ben 19 punti rispetto al 2020. Se a questo dato si aggiunge che gli italiani vedono ancora nel “proprio datore di lavoro” (72 punti) la figura più affidabile, è chiaro che dal mondo del business e dai Ceo ci si aspetta un maggiore impegno soprattutto per quanto riguarda i temi sociali più sentiti come la condizione di lavoro dei dipendenti 91%, gli effetti dei cambiamenti climatici (83%) e la discriminazione (83%).

In generale tre sono le tematiche su cui gli italiani si aspettano che i Ceo lavorino per rilanciare l’ottimismo sul mercato: stipendi più equi (77%), investimenti sulla formazione dei dipendenti (73%), garanzia di benessere e sicurezza per la comunità di appartenenza (70%). Per sei italiani su dieci (61%), inoltre, le aziende – che per aumentare la propria efficacia nel riattivare l’ottimismo dovrebbero collaborare anche con il governo – devono utilizzare il potere iconico dei brand per creare una identità condivisa sottolineando gli aspetti che uniscono e che rinforzino il tessuto sociale.

“Analizzando i dati del Trust Barometer emerge che alle aziende italiane, così come accade nel resto del mondo, spetta il compito di guidare il cambiamento e fungere da moltiplicatore dell’ottimismo”, ha dichiarato Fiorella Passoni, Ceo di Edelman Italia. “Per questo il nostro invito è rivolto agli amministratori delegati e alle imprese affinché assumano un ruolo sempre più centrale affrontando a viso aperto – e, dove possibile, in partnership con i governi e le altre istituzioni – quelli che sono i temi sociali più sentiti dai cittadini: stipendi sempre più equi e formazione continua dei dipendenti. Tutti elementi necessari per contribuire a rinforzare le fondamenta della fiducia che, a sua volta, agisce da stimolo per la crescita economica”.

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