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Lavoro

Gli operai vivono cinque anni in meno dei manager

Un’indagine su salute e lavoro rivela come livelli bassi di istruzione e indigenza accorcino l’aspettativa di vita dei lavoratori poco qualificati

Gli operai sono “meno” longevi dei manager: vivono cinque anni in meno rispetto ai loro superiori. Scarsa istruzione e povertà sono le cause che accorciano l’aspettativa di vita di dipendenti con bassa qualifica professionale.

È quanto emerge da uno studio sulla salute nel lavoro condotto dall’ Inmp (Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e delle malattie della povertà) presentato a un convegno a Roma. Durante l’incontro, oltre a discutere dei dati dello studio, è stato presentato il Libro bianco sulle diseguaglianze in salute, una panoramica del Paese sul gap della salute.

MORTALITÀ E ISTRUZIONE. È stato mostrato che la mortalità sale all’abbassarsi del titolo di istruzione. Ad esempio, trattando del rischio per un uomo laureato, la possibilità di morire cresce del 16% nel caso di diploma di maturità, del 46% con titolo di scuola media e del 78% con licenza elementare. Lo stesso discorso vale anche per le donne.

A livello territoriale, in Italia, è stato riscontrato una maggiore mortalità nel Sud. A livello europeo, invece, è stato osservato come Il gap sulle condizioni di salute è più marcato nella zona dell’Est, mentre ha livelli intermedi nell’Europa Continentale e moderati nell’area mediterranea.

EFFETTO DOMINO. La relazione tra indigenza, titoli di studio inferiore e la disoccupazione si ripercuotono sia su lavoratori poco qualificati – di Italia ed Europa – con un pericoloso “effetto domino” sulla salute – più esposizione a malattie, più giorni di malattia e meno giorni di lavoro e quindi autosufficienza a rischio – e sulla crescita del Paese.

Infatti diseguaglianza e mortalità sono: «un freno allo sviluppo sociale ed economico», spiega in una nota l’Inmp e aggiunge, «in quanto presuppongono l’uscita precoce dal mercato del lavoro di persone altrimenti produttive, un maggior carico del servizio sanitario, delle politiche assistenziali e del welfare e sono causa di minore coesione sociale, con un impatto complessivo stimato intorno al 10% del Pil».

È stato stimato che, azzerando queste disparità in tema di salute, si potrebbe avere una riduzione di morti di più del 10% per le donne e di oltre il 25% per gli uomini.

Credits Images:

© Eric Feferberg/ Afp/ Getty Images