Buoni pasto, tetto del 5% alle commissioni: tutte le novità

Buoni pasto, tetto alle commissioni: tutte le novità© Shutterstock

Ci sono importanti novità sui buoni pasto: scatta il tetto al 5% delle commissioni che regolano i contratti tra le società che emettono i buoni pasto e gli esercizi commerciali convenzionati. Dal 1° settembre entra in vigore la previsione della legge sulla concorrenza che risale a dicembre 2024, questa estende al settore privato la formula già prevista per il pubblico e adottata nelle gare Consip.

Non cambia molto per i lavoratori che usufruiranno dei buoni pasto, ormai quasi sempre digitali. Non muta, sostanzialmente, il valore facciale esentasse fino a 4 (cartaceo) o 8 euro (elettronico). È una disposizione che regola il rapporto tra società emettitrice ed esercizio commerciale convenzionato. Viene fissato un limite al costo che quest’ultimo deve per entrare nella rete dei ticket.

Tetto sui buoni pasto: cosa cambia

La norma sui buoni pasto e il tetto massimo ha previsto un ingresso graduale. Sino al 31 agosto c’è tempo per recepire il tetto al 5% nei contratti già esistenti tra società emettitrici ed esercizi convenzionati. Per quanto riguarda i nuovi contratti siglati tra l’entrata in vigore della norma e settembre il tetto doveva già essere previsto. I buoni pasto emessi fino al 31 agosto sono validi fino al 31 dicembre, mentre dal 1° gennaio 2026 verranno applicate in ogni caso le nuove commissioni.

Il settore, secondo l’Anseb che associa le società che emettono i ticket, ha una mole di affari superiore ai 4 miliardi di euro, in aumento del 5% rispetto al 2023 considerando il valore facciale dei buoni. Si parla di 3 milioni e mezzo di lavoratori coinvolti, fra pubblico e privato, con 170 mila esercizi convenzionati.

Il tetto “determina nuovi costi in particolare per le aziende che acquistano il servizio sostitutivo di mensa aziendale per i propri collaboratori”. I buoni pasto vengono infatti “venduti” dalle società specializzate alle aziende con uno “sconto” sul valore facciale, che viene poi recuperato tramite le commissioni applicate agli esercenti e vendendo loro servizi aggiuntivi, ha spiegato Anseb.

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