Il Sud visto da sud

I dirigenti che lavorano nelle imprese del meridione ci provano ogni giorno a cambiare e andare avanti. Ma è sempre più difficile. Così molti di loro pensano di ritirarsi o di mettersi in proprio. Ecco perché

Per i dirigenti e i quadri del terziario che vivono nel Meridione i mille chilometri più lunghi del mondo sono quelli che separano Milano da Palermo. Lo dicono loro stessi nei giudizi raccolti nello studio di AstraRicerche realizzato per Manageritalia. Il primo dato significativo è che il giudizio sul Mezzogiorno da parte di chi ci vive e lavora è più severo di quello della popolazione italiana in generale, che nel 25% dei casi ha un’opinione negativa del Sud. Ma non è questo il risultato più allarmante. A far preoccupare è la voglia di deporre le armi dei manager meridionali. Infatti, nell’arco di tre-cinque anni il 65% degli intervistati prevede di lasciare la dirigenza per lavorare come consulente o aprire una propria attività (nel 43% dei casi), oppure anticipare il pensionamento (12%) o ritirarsi dal mondo dell’impresa privata (7%). Tutte scelte prese come reazione al malgoverno, allo scarso dinamismo, alla presenza della criminalità che impedisce di lavorare in modo sereno. Eppure di energie positive su cui costruire ce ne sarebbero, e il 73% dei manager attivi al Sud è convinto che lì si trovino grandi capacità e talenti che potrebbero garantire lo sviluppo dell’area. Inoltre, quasi metà del campione (il 48%) è ottimista sulla possibilità di un futuro di crescita economica e sociale.

PER RINASCERE

95% Investire in Turismo

63% Lotta alla criminalità

60% Infrastrutture/trasporti

58% Formazione e ricerca

55% Cultura gestionale del pubblico

Gli elementi di debolezza, però, come l’inefficienza e la corruzione del sistema politico, il peso della criminalità e la difficoltà nell’accesso al credito sono talmente forti che solo il 16% dei dirigenti del Sud credono che l’Italia, senza il Meridione, sarebbe molto peggiore per istituzioni, economia, politica, cultura e sviluppo sociale. Secondo i dirigenti hanno frenato ogni possibile miglioramento, negli ultimi cinque anni, prima di tutto i politici (51%), seguiti dalla criminalità organizzata, la bassa qualità delle amministrazioni locali, l’egoismo dell’imprenditoria settentrionale e la fragilità di quella meridionale, il mix strozzante di assistenzialismo-malgoverno-clientelismo, gli istituti di credito e il governo. Mentre un lavoro positivo è stato compiuto da imprenditori (45%), turismo (18%), università e centri di ricerca (16%), società civile (9%) e dirigenti (7%).

Problemi economici del Sud

62% Interferenze da parte della politica

57% Scarsa delega da parte dell’imprenditore

47% Scarso numero di dirigenti

47% Interferenze da parte della criminalità organizzata

34% Deficit di cultura gestionale

34% Scarsa possibilità di crescita dentro le aziende

27% Forti difficoltà della mobilità manageriale

26% Retribuzioni troppo scarse

25% Inadeguatezza culturalprofessionale

23% Difficoltà a reperire collaboratori capaci

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