Il brand Puma fa gola, nonostante il momento difficile del settore sportswear. Dopo settimane di indiscrezioni su un possibile cambio di proprietà, iniziano a emergere con maggiore chiarezza i nomi dei soggetti interessati al gruppo tedesco dello sportswear. Il mercato, secondo indiscrezioni riportate in un articolo de Il Sole 24 Ore di oggi, guarda in direzione dell’Asia, in particolare della Cina, ma non solo.
A destare maggiore attenzione sono due big del comparto: Anta Sports Products e Li Ning. Due realtà già affermate sul mercato globale, con ambizioni da consolidare e un interesse strategico nei confronti di un marchio storico come Puma.
Anta, il colosso cinese che sogna l’Europa
Il nome di Anta Sports Products non è nuovo agli osservatori del settore. Il gruppo cinese, che punta a crescere ulteriormente in Europa, nel tempo ha costruito un portafoglio internazionale di marchi sportivi, è già proprietario di Fila, Descente, Kolon Sport e Jack Wolfskin.
Non solo. Nel 2019, Anta è stata protagonista, insieme ad altri soci, dell’acquisizione della finlandese Amer Sports Oyj, nota per la produzione delle racchette Wilson e delle mazze Louisville Slugger, per un controvalore di 4,6 miliardi di euro.
Li Ning, il brand dello sport professionale
Meno noto al grande pubblico europeo, ma estremamente solido in patria, è invece Li Ning. Fondato nel 1990 dall’ex ginnasta olimpico cinese da cui prende il nome, il gruppo produce e distribuisce calzature, abbigliamento e accessori sportivi con un posizionamento mirato sia al mercato professionale che a quello lifestyle.
La società detiene o controlla anche marchi di nicchia come Double Happiness (tennistavolo), Aigle (outdoor) e Kason (badminton), a conferma della sua strategia di diversificazione. La possibile acquisizione di Puma rappresenterebbe un passaggio chiave per l’affermazione del gruppo fuori dai confini asiatici.
Nella corsa anche fondi sovrani e player americani
Al fianco dei gruppi cinesi, si muovono anche produttori statunitensi e, soprattutto, fondi sovrani del Medio Oriente, il cui interesse, si evidenzia nell’articolo del quotidiano economico, è cresciuto in parallelo alle difficoltà operative di Puma e alla debolezza del titolo in Borsa.
Questi attori potrebbero rivelarsi decisivi per un’eventuale operazione di rilancio. L’appeal globale del brand tedesco, infatti, resta elevato, come dimostra il recente accordo decennale con il Manchester City da un miliardo di sterline.
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