Cristina Scocchia lascia Kiko

Cristina Scocchia lascia Kiko. È quanto ha reso noto la stessa manager in una lunga intervista a L’Economia , l’inserto del lunedì de Il Corriere della Sera . “Scocchia ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura professionale anche se il suo legame con Percassi non si spezzerà del tutto. «Oggi — dice — siamo nella coda della pandemia e siamo tornati a crescere, l’azienda è solida e io posso prendere questa nuova opportunità». Che la porterà a guidare un importante gruppo italiano, di cui non fa il nome ma di un settore diverso da quello che ha frequentato finora, che punta a una futura quotazione e ha chiamato lei proprio per arrivare in Borsa.

Uno stimolo in più, quest’ultimo, per Scocchia, che da sempre è impegnata sullo sviluppo del talento femminile: «In Borsa — dice — le amministratrici delegate donna sono una strettissima minoranza, il mio esempio può essere uno stimolo ulteriore» si legge nell’intervista. E a proposito di Kiko si legge: “Nel merito, la manager, che lascerà il proprio incarico a fine anno, spiega che tra il 2017 e il 2019 «abbiamo raddoppiato la profittabilità dell’azienda, portandola da 30 milioni a oltre 58 milioni, grazie a un piano industriale basato su innovazione di prodotto, trasformazione digitale ed espansione geografica. E il piano industriale 2021/2023 prevede, in continuità con quello precedente, forti investimenti in innovazione di prodotto, omni-canalità e crescita nei mercati asiatici e medio-orientali: sono previste 300 aperture tra il 2021 e il 2023».

Nel 2020 il risultato netto è stato fortemente negativo, «ma nonostante le difficoltà siamo entrati in tre nuovi mercati, i Balcani, la Grecia e l’Arabia Saudita e abbiamo aperto 30 nuovi negozi. E anche quest’anno abbiamo continuato a investire, siamo entrati in 15 Paesi e abbiamo aperto 80 negozi. Tutto questo ci ha permesso, in due anni così complessi, di creare 1.000 posti di lavoro, incluse 100 assunzioni nella sede globale di Bergamo (50 nel 2020 e 50 quest’anno). È un risultato di cui vado fiera, so che non risolviamo così la disoccupazione giovanile, ma è il segno che abbiamo sempre creduto nell’azienda, tutti a partire dal suo azionista»”.