Freddy Battino

Freddy Battino, capo del dipartimento d'Arte moderna e contemporanea della casa d'aste milanese Il Ponte

Dal 2011 è a capo del dipartimento d’Arte moderna e contemporanea della casa d’aste milanese Il Ponte dove è stato autore di quello che, tra gli addetti al settore, qualcuno non ha esitato a definire un piccolo miracolo: portare il giro d’affari dai 400 mila euro iniziali ai quasi 6 milioni registrati alla fine dello scorso anno, con un tasso di vendita pari al 94%, di cui il 64% aggiudicato da parte di acquirenti esteri. Il tutto in un solo triennio. Freddy Battino – un passato da dirigente e Senior Consultant per la divisione italiana di Sotheby’s, nonché alla Galleria Blu di Milano, dove è stato direttore artistico – svela a Business People le ragioni di questo successo.

Per saperne di più 

Da 400 mila euro a 6 milioni di fatturato in tre anni, come ha fatto?
Il primo ingrediente è sicuramente la conoscenza dei mercati a livello nazionale e internazionale: per vendere in maniera mirata occorre conoscere tutti i potenziali interlocutori – dall’India al Sud America, dalla Germania all’Italia, cui, ad esempio, io mi rivolgo moltissimo. Occorre inoltre avere profonda conoscenza degli artisti per valorizzarli al meglio, e farlo significa anche inserire nel catalogo d’asta delle “provocazioni”: grandi nomi dimenticati nel contesto di un mercato sempre più modaiolo. Vi sono molti autori e opere che vengono snobbati da altre case d’asta per questioni di budget o ignoranza. Il mio lavoro consiste nel raccogliere, selezionare, presentare e promuovere questi autori dalla A alla Z, dando loro importanza in catalogo, valorizzandoli dal punto di vista storico, di marketing e – e qui entra in gioco la mia deformazione professionale di gallerista – a livello espositivo. Nei miei cataloghi non ci sono dunque solo i soliti grandi maestri – come Castellani, Fontana, Burri o Scheggi– e questo piace molto: la gente si diverte a scoprire i nuovi artisti che propongo. Un altro fattore sono le stime conservative delle opere: i miei prezzi di partenza sono pensati appositamente per innescare dinamiche di partecipazione all’asta da parte degli acquirenti.

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IN CATALOGO I “SOLITI”

GRANDI MAESTRI

CONVIVONO CON NOMI

MENO NOTI DA SCOPRIRE

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Quale pensa sia il ruolo di una casa d’aste come Il Ponte rispetto alle grandi multinazionali del settore – Sotheby’s e Christie’s in testa – o alle Gallerie, nel processo di (ri)definizione del valore dell’opera di un artista?
Il prezzo di un’opera non è quello scritto sul listino di una Galleria, ma l’importo pagato realmente. Per determinarlo non basta vendere una volta sola, poiché il mercato è creato e scandito da una frequenza di risultati pubblici, oggi consultabili online grazie alle case d’asta. Il compito di una realtà come la nostra è quello di valorizzare e promuovere gli artisti, provocando collezionisti e mercati per arrivare a stabilire dei record. È il caso di un grandissimo scultore italiano come Mario Negri, che fino a poco tempo fa non aveva un mercato e che nella nostra asta di giugno ha totalizzato un record (i 50 mila euro per la scultura Genesi-Metopa della natività , ndr), o di due esponenti del gruppo del Cenobio – a lungo sottovalutato – come Agostino Ferrari e Arturo Vermi (quest’ultimo: 16.200 euro per Diario, 1963 , ndr). Esistono molti artisti interessanti, si tratta di essere sempre in movimento, di percorrere un territorio inesplorato e uscire dalla speculazione o dalla moda per spostarsi su autori o generi che hanno ancora molto da dire, come la scultura per esempio. È un’operazione culturale e di marketing: non invento assolutamente nulla, ma opero in direzione della valorizzazione, cerco di rendere giustizia storica a questi artisti, e a ciò segue un riscontro anche economico, poiché il 90% degli utenti apprezza l’arte in base ai suoi prezzi. Nell’asta che si terrà il prossimo 16 dicembre farò un lavoro analogo, presentando un nucleo di otto lavori di Paolo Icaro.

 

Cosa può decretare, invece, il mancato successo commerciale di un artista?
Le componenti fondamentali per il successo di un artista sono: un archivio serio e ben organizzato e il fatto che l’artista in questione sia effettivamente interessante dal punto vista storico. Posta l’esistenza di questi due fattori, i cosiddetti fallimenti possono essere decretati dalla poca frequenza delle opere sul mercato, quindi in asta e alle fiere, oppure da una circolazione inadeguata dal punto di vista della qualità, tipo la presenza in fiere e contesti di serie C. Per quanto riguarda il primo caso, ci sono galleristi convinti che rarità sia sinonimo di valorizzazione e quindi trattengono le opere senza mostrarle. È esattamente l’opposto: l’artista va mostrato, offerto, venduto, la mancanza di circolazione e la rarefazione del prodotto sono ostacoli al successo commerciale di un artista. Perché Lucio Fontana costa più di Alberto Burri? Non perché sia più bravo, ma perché ha prodotto molte più opere, che corrispondono a più aggiudicazioni e a un nome più circolante. Se la rarità dal punto di vista numerico non giova al successo, la rarità di passaggi sul mercato di un’opera realizzata da un artista con un’alta frequenza alle aste è certamente vantaggiosa.

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CI SONO GALLERISTI CONVINTI

CHE RARITÀ SIA SINONIMO

DI VALORIZZAZIONE,

MA È VERO L’OPPOSTO

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Qualche esempio?
L’attualità ci fornisce esempi calzanti: Amedeo Modigliani (di cui Christie’s ha annunciato la vendita dell’opera Nù Couche – base d’asta 100 milioni di dollari – per il 9 novembre a New York, ndr) non è un artista raro sul mercato, tuttavia se parliamo di rarità a livello qualitativo, storico e di provenienza, a questo punto l’eccezionalità di un’opera prodotta da un artista importante la cui frequenza sul mercato non è poi così rara: ecco che otteniamo la combinazione perfetta. Ancora meglio: l’artista più popolare al mondo, molto più di Warhol, è Pablo Picasso che ha prodotto in maniera esponenziale – ceramiche, collage, dipinti, disegni – e detiene il primato assoluto in termini di aggiudicazioni. Un artista popolarissimo, con una frequenza sul mercato altissima, in caso di opera rara… Il record