Sui social i brand italiani della moda sono più forti delle griffe

Furla si distingue per il livello di globalizzazione raggiunto © Araya Diaz/Getty Images for Furla

In un mondo come quello dell’e-commerce, che conta due miliardi di e-shopper e vale quasi 3 miliardi di dollari, il lifestyle non sta certo a guardare. Basti pensare che i consumatori mondiali che scelgono il web per acquistare abbigliamento e accessori aumenterà con un tasso di crescita del 9% annuo da qui al 2022, per arrivare così a toccare quota 1,58 miliardi e con un parallelo aumento di spesa che corre ancora più velocemente: secondo le stime presentate in occasione del Netcomm Focus Fahion & Lifestile, la media sarà del +12% ogni 12 mesi. Arriverà così a passare dai 322.521 milioni di euro del 2016 ai 645 del 2022.

Pinko, Furla e Patrizia Pepe i più digital

È proprio all’interno di questo contesto in continua espansione che devono muoversi non solo le grandi griffe, ma anche i cosiddetti brand italiani del Contemporary Fashion. Come lo fanno? Hanno provato a rispondere Netcomm e Contactlab attraverso una ricerca realizzata tenendo presenti 189 parametri ripartiti tra due assi, ossia Digital Strategic Reach (criteri strategici come la presenza sui mercati e-commerce, l’offerta o l’uso dei social) e Digital Customer Experience (in pratica l’interazione tra brand e cliente nella navigazione). Secondo lo studio, a distinguersi positivamente per la loro attività in Rete sono soprattutto tre brand: Pinko, Furla e Patrizia Pepe. Nello specifico, il primo si è guadagnato il titolo di marchio più competitivo, grazie a un ottimo bilanciamento sui due assi della matrice. Furla, invece, si distacca molto sul fronte “strategico” per il significativo livello di globalizzazione raggiunto non solo in Europa, ma anche in Asia e Usa. Infine, Patrizia Pepe risulta un esempio da seguire in tema di esperienza di navigazione e interazione digitale.

Social sì, multicanale no

Da segnalare che tutti e 19 i brand analizzati sono risultati molto attivi sui social, non solo a livello di posting ma anche di vendita diretta tramite Facebook e Instagram, fronte in cui risultano dunque più “avanti” dei colleghi del luxury. Al contrario, sul fronte della cross-canalità, l’offerta di servizi di acquisto al consumatore online sembra piuttosto limitata.