Claudio Marenzi, presidente di Sistema Moda Italia

Il made in Italy, la moda in particolare, piace all’estero. Se questo è ormai dato per certo; è necessario, per migliorare le performance delle aziende italiane oltreconfine, attuare delle strategie differenziate per i diversi mercati, alle prese, ognuno a suo modo, con la crisi globale. Sono questi i presupposti alla base del seminario organizzato a New York da Sistema Moda Italia e Intesa Sanpaolo dal titolo “Come la crisi ha modificato le abitudini del consumatore americano”.

Nel 2012 il totale del valore delle esportazioni negli Stati Uniti di prodotti tessili e di abbigliamento italiani ha superato 1,6 miliardi di euro, in crescita del 15,1% sull’anno precedente. L’export di abbigliamento è stato di 1,3 miliardi di euro, pari all’80% del totale. Tra i prodotti che hanno evidenziato le dinamiche più positive il vestiario esterno sia maschile (+19,0%) sia femminile (+5,9%), la maglieria esterna (maschile e femminile). Crescita anche per la camiceria: quella femminile mostra un trend del +20,8% mentre quella maschile del +7,1%.

Dati confortanti questi presentati all’apertura del seminario dal presidente di Sistema Moda Italia, Claudio Marenzi, che però vanno approfonditi. «Tenendo conto che degli Usa siamo solo l’undicesimo Paese fornitore di prodotti del Tessile-Moda, abbiamo grandi margini di crescita – ha sottolineato Marenzi, secondo il quale è necessario – conoscere di più e meglio ciò che vogliono i consumatori americani».

«L’orientamento all’export della nostra industria – ha continuato Marenzi – è condizione essenziale per continuare ad essere un soggetto rilevante sia per quanto riguarda l’occupazione, sia per il contributo positivo che fornisce alla bilancia commerciale del nostro Paese».