Yves Olivier Allamagny

Yves Olivier Allamagny

Come si sta evolvendo il marchio a 110 anni dalla fondazione?
Dieci anni fa Harley-Davidson era un’azienda molto americana, con vendite realizzate per il 76% negli States. Oggi invece assistiamo a un trend di internazionalizzazione, con la crescita di nuovi mercati, come la Russia e il Brasile, e la creazione di strutture ad hoc per il loro coordinamento.

Cos’è H-D in Italia rispetto agli Usa?
In America il brand è sempre stato visto un po’ come la Coca-Cola, godendo di una quota di mercato pari a circa il 50% e di una piena identificazione del brand con il Paese: a partire dai simboli, dalle icone, dall’aquila, l’americano è geneticamente predisposto a legarsi al marchio. In Italia il posizionamento è del tutto differente: continua a essere molto identificato con gli Usa, però qui la gente ne rivendica il significato non per la provenienza, ma come espressione di libertà, è il sogno di un viaggio.

A volte non è un sogno troppo lontano?
In effetti le ricerche di mercato dicono che la gente tende a immaginare il prodotto sempre più caro di quanto non sia in realtà: si attribuisce alla Sportster un prezzo maggiorato del 30-40% rispetto al listino. Questo perché la gente vede nel brand qualcosa di molto esclusivo, ed è bello. Il nostro compito è far capire al pubblico che si tratta di un sogno, è vero, ma di un sogno accessibile.

Gli appassionati come vivono il prodotto?
Su Facebook i nostri clienti parlano della loro “bestia”. Ciascuno usa parole proprie per descriverla, per condividerla con gli altri. La moto diventa parte di sé, e tutto il vocabolario è unico. Non credo che esista un altro prodotto col quale le persone si identifichino così. O forse sì: penso al rapporto che il musicista ha con il suo strumento.

A 110 anni suonati, cosa c’è da festeggiare, e su cosa bisogna riflettere?
Io che sono entrato in azienda 12 anni fa ho vissuto il 100esimo anniversario, e sono rimasto colpito dal fatto che migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo si siano riunite per celebrare questa grande passione. Rispetto al contesto in cui quest’anno festeggeremo l’anniversario, penso che anche in una situazione difficile come quella che stanno vivendo l’Italia e l’Europa nessun costruttore possa permettersi di fare passi indietro nel mercato tricolore, dove la presenza è assolutamente strategica.

Su cosa bisogna lavorare per reagire?
Ormai l’evoluzione tecnologica rende obsoleti i prodotti a un ritmo sempre più incalzante. Per questo sono convinto che oggi il marchio abbia il dovere di rimanere fedele a se stesso, osservando il massimo rispetto per ciò che desiderano i propri clienti. Certo, poi ci sono e ci saranno sempre nuove soluzioni e aggiornamenti, come l’Abs nel nostro caso. Ma la gente vuole un prodotto che rimanga fedele alle sue caratteristiche. Ed è importante fidelizzare la clientela attraverso una rete di concessionari qualificati, che sappiano prendersi sempre meglio cura della “bestia” di ogni appassionato.

ARTICOLO PRINCIPALE: La leggenda continua a farsi strada