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Bordeaux è un mito che rinasce a ogni stagione, capace com’è di mobilitare attenzione ed energie finanziare da capogiro. Nonostante un preoccupante calo di ordini dalla Cina (circa il 20% in meno, anche se il Dragone rimane sempre il primo cliente), la congiuntura vendemmiale ha portato a un benefico calo della produzione, capace di compensare la mancata richiesta da parte del mercato. Quanto ai prezzi (indicati esclusa Iva perché la si paga alla consegna della bottiglia, ovvero dopo un annetto), si va verso un ridimensionamento ulteriore rispetto al 2011, ma non elevatissimo; del resto la qualità della vendemmia 2012 (pensando anche all’enigmatica 2013 con bassissima produzione) è piuttosto buona e superiore alle ultime minori: 2002, 2004, 2007, 2008. Più precisamente, la 2012 è un’annata ottima, in generale, per i bianchi del Pessac Leognan e Graves, più che per i rossi, che hanno avuto grandi risultati con il Merlot più che con il Cabernet: la sua maturazione precoce non ha sofferto i settembre-ottobre piuttosto incerti che hanno caratterizzato il 2012. Quindi, teoricamente, ottime le prove di St. Emilion e Pomerol, piuttosto che di Margaux e Pauillac, ma come sempre a questi livelli le risorse tecnologiche ed enologiche degli Château fanno la differenza.

Nei nostri consigli dal catalogo di Millesima, il più completo disponibile per l’Italia, escludiamo di discutere i top con prezzi ormai oltre le 3-400 euro a bottiglia, come Château Margaux, Cheval Blanc, Ausone, Angelus, Mouton Rotschild, Latour, Lafite Rothschild e Haut Brion, che rientrano nel campo dell’investimento a lungo termine. Per quanto riguarda Margaux, ecco gli ottimi Château Lascombes (45 euro) con legno di cedro e fragola in confettura, bocca d’impatto ma tridimensionale, oppure lo Château Rauzan-Gassies (28 euro) con peperone e mora di gelso, bocca ariosa e mentolata. Costoso, ma di valore, Château Palmer 2012 (185 euro), arabescato e barocco ma innegabilmente fine, mirtillo, pepe di Sechuan, mallo di noce, con sapidità cangiante, agrumi e senape nel finale. Da non perdere anche i ben noti Château Giscours (31,5 euro), con albicocca e lampone, vaniglia e tostato, e Château Prieuré Lichine (28 euro) con nocciole e mora di rovo, talco, bocca agrumata e fresca. A Saint Julien, un grande classico che ha lavorato benissimo nel 2012 è stato Château Léoville-Barton (51,5 euro): squillante di ciliegio e pesco in fiore, bocca energica e tostata, appena meglio del gemello, comunque eccellente, Château Léoville Poyferré (51,5 euro), fine ed elegante con cardamomo e olive, bocca espressiva e cangiante.

Nel regno dei miti, ovvero Pauillac, da sempre la denominazione più affidabile, non mancano le ottime prove di classici come Château Pichon Baron (73 euro) e Château Pichon Lalande (71 euro), ma sono da segnalare anche Château Duhart-Milon (61 euro), balsamico e solare, con verbena e menta, bocca fruttata e fresca, e soprattutto Château Pontet-Canet con rosa e lavanda, albicocca e resina, bocca da affinare, ma grande stoffa di tannino. Tra i migliori rapporti qualità prezzo di tutta l’annata 2012, ci sono Château Lynch-Bages (25 euro), insinuante e seducente di erbe officinali e mora di gelso, Château Batailley (30 euro), con tostatura e pomodoro, mirtillo e resina, Château Lynch-Moussas (23,5 euro) e Château d’Armailhac (30,5 euro). A Saint Estèphe, superbo come sempre Château Cos d’Estournel (98 euro): squillante e deciso, sotto-bosco e more, tabacco e cacao del Madagascar. Ma si fanno ottimi affari anche con Château Montrose (66 euro), Château Calon-Ségur (45,5 euro), floreale tra rosa e acacia, ciliegio e menta, e, ancora, Château Cos Labory (21,5 euro) e Château Phélan Ségur (24,5 euro).

In senso orario, partendo da sinistra, le etichette dello Château Palmer, del Calon-Ségur, dello Château Rauzan-Gassies e dello Château Clinet

Passando all’Haut Médoc, citiamo invece Château Cantemerle (21 euro), balsamico e aromatico, lieve vegetale, lampone fresco, mentre a Moulis troviamo Château Chasse-Spleen (21 euro) con naso di lacca e mora di gelso. Nella riva destra, a Pomerol, fate un pensiero sullo Château Clinet (51 euro) – con olive e sottobosco, pepe nero e caramello, tannino morbido e felpato – e su un mito come Château La Conseillante (73 euro), resina e menta, peperone e caramello. Come outsider segnaliamo poi Château La Croix du Casse (17,5 euro) e Château La Fleur de Gay (59 euro). Nella Saint Emilion di Cheval Blanc (395 euro), invece, spiccano Château Troplong Mondot (66 euro) con frutto che s’insinua stupendo tra le doghe, originale e stiloso, e Canon La Gaffeliere (46 euro), frutta rossa al sole, ciliegia e alloro, mentre si conferma la classe di Château Figeac (57 euro) – molto cupo e tostato, caffè e peperone, bocca tonica e mentolata – e di Château La Gaffelière (38 euro), con un affresco di erbe officinali e vaniglia. Per il rapporto qualità/prezzo, il colpo si fa con Château Faugères (22,75 euro), fruttato e intenso, lamponi e pompelmo rosso, bocca sapida e affilata, e Château Laroze (16): arioso e balsamico, bocca croccante e sapida. Infine, nella sempre più interessante zona del Pessac Léognan, brilla la stella di La Mission Haut Brion (172 euro), bocca immaginifica e cangiante, finale interminabile. Seguono, molto più abbordabili, Château Carbonnieux (21 euro), scuro e intenso, mora e mirtillo con pepe nero, Domaine de Chevalier (34,75 euro), floreale e radioso, allegro e speziato, e la piccola realtà di Château Olivier (19,5 euro), con oliva, peperoni e mora di rovo.