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Ottobre è archiviato da tempo e a voi è rimasta l’amarezza per non aver potuto girovagare per il Piemonte e per chissà quali altre affascinanti mete profumate di tartufo? Ebbene, sappiate che siete ancora in tempo! Anzi, a ben vedere, il periodo più adatto è proprio questo. Fa un po’ più freddo i prezzi sono più abbordabili e si può aggiungere qualche cantina e qualche locale in più alle proprie passeggiate gastronomiche. Eccovi quindi una piccola grande guida ai luoghi de "la trifola" (in Langhe e Monferrato) o "i trifoli" (in zona Gavi), ovviamente a prova di appassionato.

PIAZZA DUOMO (ALBA, CN)

Non potevamo che cominciamo dalla capitale mondiale (almeno dal punto di vista mediatico): Alba che fino al 13 novembre ha visto il consueto rituale della fiera con la tradizionale asta milionaria e le polemiche sui prezzi. Medio-alti quest’anno, ma giustificati almeno da una qualità decisamente più alta rispetto alla deludente stagione 2010. L’indirizzo dei veri gourmet è immancabilmente Piazza Duomo (www.piazzaduomoalba.it) e la sua variegata proposta enogastronomica affidata alle mani in cucina di Enrico Crippa (tra gli chef italiani in ascesa, con una maturità impressionante e uno stile personale). Si tratta di piatti già in carta che però con il plus del tartufo aumentano le loro capacità espressive all’inverosimile per esempio “Capesante, radici e bagna caoda” la “Crema di patate con Lapsang Souchong (un tè pregiato cinese affumicato)”, il “Plin di fonduta” e l’apoteosi che si raggiunge con la “Pernice e foie gras”. Al costo base di questo menu (sui 110 euro), vanno aggiunte le grattate di tartufo quindi mettetevi d’accordo prima sul budget... Quanto ai vini, usiamo la bravura del sommelier di casa, il bravissimo Mauro Mattei che ci avverte che «il tartufo bianco ha una traccia aromatica estremamente coinvolgente e l’abbinamento perfetto è spesso aiutato dalla componente evocativa del territorio e dei suoi vini: classico e inappuntabile, dunque, l’abbinamento con il nebbiolo (in maniera particolare se bevuto dopo il giusto affinamento in bottiglia), come suggestiva è la combinazione con il timorasso dei colli tortonesi, varietà che completa le note gassose del tubero con sensazioni affumicate e minerali». Nella carta tantissimo piemonte e sarebbe un peccato non provare, ad esempio, qualche Timorasso, il vino bianco emergente che ormai è entrato nel gotha delle nostre migliori produzioni nazionali alla pari con Fiano di Avellino e vini del Nord Est. Tra i Timorasso in carta, proviamo il Timorasso dei Colli Tortonesi ’08 “Morasso” Cascina Montagnola, una piccola produzione, utilizzo ragionato del legno, “rocciosità” e frutto, il Timorasso dei Colli Tortonesi ’08 “Filari di Timorasso” Boveri di potenza e freschezza, per un lunghissimo corroborante finale ,e infine il Timorasso dei Colli Tortonesi ’08 “Fausto” Vigne Marina Coppi ottenuto da vigne in altezza, terreni caratterizzati da argille e calcare per un vino d’impatto e pulizia.

LA LOCANDA DEL PILONE (MADONNA DI COMO, ALBA, CN)

Poco fuori Alba, la Locanda del Pilone (www.locandadelpilone.com) dove sotto l’egida dello Chef-consulente Cannavacciuolo e della famiglia Boroli (che producono anche ottimi Barolo) troverete qualità e sostanza. Location splendida, possibilità di pernottare nelle belle camere in stile piemontese e godere dell’ottima vista sui vigneti e le colline adiacenti (menù alla carta, tartufo escluso 120-140 euro). Qui il piatto da non perdere sono “Le capesante alla plancia con crema di topinambour e tartufo”. A budget molto inferiori ma sempre di alta qualità poco fuori Alba andando verso Asti, da provare Il Centro a Priocca (CN).

 

A SPASSO PER LANGHE E MONFERRATO

Nel Monferrato ci facciamo volentieri guidare da Maurizio Fava, enogastronomo esperto anche nel recupero di tradizioni e prodotti quasi perduti della gastronomia piemontese. Scopriamo che zone ricchissime per qualità e prezzo della trifola sono la Val Curone e le Valli Tortonesi, quella tra Novi Ligure e Ovada, Gavi inclusa, la valle del Belbo da Nizza verso Alessandria e il Monferrato Casalese. Il piatto da provare, invece, sono i gnocchi (mi raccomando qui non si dice gli gnocchi!) di patate con fonduta di Montebore e tartufo bianco. Non conoscete il Montebore? Non sentitevi ignoranti, dato che si tratta di un formaggio dalle antiche origini (risalenti almeno al X secolo e talmente importante che nel 1489 fu l’unico formaggio servito alle nozze tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza, selezionato allora addirittura da Leonardo da Vinci!). Il Montébore è prodotto con un 75% di latte bovino (proveniente dalle belle mucche Brune Alpine, Tortonesi, Genovesi e Cabannina) e 30% di latte ovino ed è stato recuperato alla fine degli anni ‘90 dall’oblio proprio da Maurizio Fava che rintracciò l’ultima casara rimasta a produrlo. Come abbinamenti sui gnocchi al Montebore e tartufi un Timorasso Pomodolce 2005 oppure un rustico e appassionate Gavi come quello di Cinzia Bergaglio, dal nome molto invitante di Grifone delle Roveri. L’altro grande classico, Ravioli del Plin e trifola chiamano invece un Nebbiolo Langhe “giovane” di Vajra, o un Arte (nebbiolo e barbera) di Domenico Clerico.

CORONA (SAN SEBASTIANO CURONE, AL)

Un posto sicuro per i gnocchi è il Corona di San Sebastiano Curone (www.corona1702.com), un'osteria a conduzione familiare con oltre 300 anni di storia sempre con la stessa proprietà. Oltre ai gnocchi, grandiosi gli antipasti, il risotto al Montebore, gli agnolotti di stufato, gli immancabili taglierini, secondi da urlo con il quinto quarto e il maiale in evidenza, gelati fatti in casa e un sontuoso Montebianco di Castagne per la commovente cifra di 40 € più tartufi e vini.

I CAVALIERI DEL MONFERRATO (CASALE MONFERRATO, AL)

Nel Monferrato casalese la sosta è sempre stata da I cavalieri del Monferrato a Rosignano, ma ora la famiglia Amarotto si è spostata in un locale più piccolo a Casale Monferrato (www.osteriaamarottocasale.it). Anche lì la cucina per fortuna è rimasta simile: antipasti piemontesi-monferrini, carne cruda, tagliolini, agnolotti monferrini e proprio in inverno un piatto completo e adattissimo ad essere completato dal tartufo ovvero tagliolini con lardo, castagne e porri. Tra i secondi, a parte un grande bollito, prenotate qualche giorno primo la Finanziera, tra le più buone del Piemonte. Come vini con la carne cruda più trifola ci starebbe assai bene un grandioso Gavi Minaia Nicola Bergaglio del 2005, o un Dolcetto d'Alba La Bruciata per chi vuole cominciare con un rosso profumato e leggero. Con gli agnolotti monferrini andate invece su un dolcetto d'Ovada, magari il Du Riva di Romina Tacchino, il primo Dolcetto di Ovada arrivato all'onore dei trebicchieri (www.luigitacchino.it) oppure il Dujen di Bondi, famiglia di ristoratori e vignaioli (www.bondivini.it).

TRATTORIA LOSANNA (MASIO, AL)

A Masio, sul Tanaro Alessandrino al confine con Rocchetta Tanaro, la Trattoria Losanna offre una cucina solida, ricca, tradizionale a prezzi eccezionali. Trifola sempre affidabile, il titolare Franco, da tutti conosciuto come "Scarpetta", è anche uno specialista della Bagnacauda per un menu sui 30 € e vini proposti a prezzo molto intelligente.

CASCINA MARTINI (MURISENGO, AL)

Qui siamo in zona di grandi Barbera, provate ad esempio (sui secondi ovviamente) quelle dense ed evolutive di Cascina Valpane di Ozzano Monferrato, che Pietro Arditi fa uscire al momento giusto aspettando qualche mese in più di tanti colleghi frettolosi oppure ancora la “biodinamica” Barbera di Cascina Tavjin 2007, cangiante terrosa e umorale, di carattere.

LA CONTEA DI NEIVE (BARBARESCO, CN)

Nelle Langhe classiche visitiamo le zone storiche dei migliori vini e cominciamo da Barbaresco dove troviamo subito un classico come La Contea di Neive, ambiente caldo e godibile (www.la-contea.it). Tonino Verro in sala, e la moglie ai fornelli, sono due icone di Langa. Il borgo alto di Neive è bellissimo, e Bruno Giacosa dà grandi soddisfazioni alla beva con alcuni dei migliori vini d’Italia prodotti proprio qui vicino. I prezzi: 65 euro, più il tartufo.

LOCANDA DEL CENTRO (CASTIGLIONE FALLETTO, CN)

A Castiglione Falletto provate la famosa Locanda del Centro (www.locandadelcentro.it), piccola locanda con camere annesse, tartufo sempre disponibile durante il periodo giusto a prezzi particolarmente convenienti (menù alla carta, tartufo escluso 25-30 euro). Qui toglietevi lo sfizio di un grande classico come l’uovo in cocotte con il tartufo e in abbinamento ottimo il Moscato secco Aivè de La Bruciata.

RISTORANTE BOVIO (LA MORRA, CN)

Salendo a La Morra, incontrate il Ristorante Bovio (www.ristorantebovio.it), poche centinaia di metri prima del centro abitato, con splendido colpo d’occhio sulle vigne circostanti. Grande sala con vetrate e, in inverno, un rassicurante caminetto acceso. Cucina d’impostazione classica e bella carta dei vini con ricarichi che invogliano (menu alla carta, tartufo escluso 60-80 euro). Piatto da non perdere gli agnolotti ripieni di fonduta con il tartufo bianco, mentre come vino, visto che siamo in zona, cercate il Barolo Riserva ’04 “Vigneto Rocchette” Accomasso, sensazioni d’antan per un vino dal fascino senza tempo e purtroppo praticamente reperibile solo qui direttamente in azienda.

IL CENTRO (PRIOCCA D’ALBA, CN) E ENOTECA DI CANALE (ROERO, CN)

Indirizzi utili anche per il Roero dove i posti da frequentare sono certamente il Centro a Priocca d’Alba (www.ristoranteilcentro.com) con Enrico Cordero e i suoi plin e fritto misto e l’Enoteca di Canale (www.davidepalluda.it) con Davide Palluda con la sua arte ben radicata, dove ai piatti con tartufo provate ad abbinare vini fuori dalla sua sontuosissima carta (solo se vi sentite in confidenza!). Un esempio? Le vecchie annate del bianco Arneis, magari in magnum, troverete poco di così ideale sui tagliolini bianchi al tartufo.

BOCCONDIVINO (BRA, CN)

Altri posti irrinunciabili a Bra i taglierini al ragù del Boccondivino (molto ben frequentato dai soci Slow Food che ha sede proprio lì, www.boccondivinoslow.it) e anche (curiosamente) una delle migliori panne cotte d’Italia come dolce, conto sui 40 € con un buon bicchiere di Langhe Nebbiolo.

GENER NEUV (ASTI)

Ad Asti permettiamoci il lusso di fare i turisti ma è inevitabile passare al Gener Neuv, piacevolmente piemontese, tanto che da un momento all'altro potrebbe entrare Vittorio Alfieri, o Cavour di passaggio lungo il Tanaro. Per una novità frizzante (i proprietari producono Barbera e Birra) vi segnaliamo a San Marzano Oliveto l’agri-bar Grappolo contro Luppolo con formaggi e salumi in cui anche il tartufo fa la sua parte, splendidi per abbinarci i vini di casa come la Barbera Asinoi Carussin e la “Birra Vivente” lan!destino chiara ad alta fermentazione luppolatissima beverina e dissetante.

BORDÒ (TORINO CITTÀ)

Ma poteva mancare un salto nella città sabauda? Per i pigri che non vogliano fare un salto fuori città, dal Municipio passando sotto i portici (quindi senza bagnarsi anche se piove) l’approdo sicuro è il Bordò (via Palazzo di Città, www.enotecabordo.it) che nasce come enoteca dai locali di un ex antiquario. Un locale che ricorda i caffè europei più eleganti con al posto del caffè e dei pasticcini il vino e quanto serve per berlo con più gusto. La cucina è nelle mani di Francesca, la sala affidata a Chiara, sorelle pisane in trasferta torinese che uniscono le due anime più importanti della nostra enologia in una carta dei vini ricca di curiosità e scoperte da fare. In questa stagione anche qui il Tartufo regna sovrano con Battuta di fassone con senape, scalogno e tartufo bianco e in abbinamento troverete il famoso Gavi “alternativo” di Cascina degli Ulivi 2009, la Terrina di patè di fegatini toscano con pistacchio di Bronte e tartufo bianco, arditamente abbinata con il Langhe Bianco San Fereolo 2007 (riesling e traminer e macerazione sulle bucce delle uve, vino insolito ma ideale a tavola), la Crema di patate speziata e tartufo bianco con un enfat terrible della nostra enologia come il Timorasso Colli tortonesi Costa del Vento 2007 Vigneti Massa, un vino minerale, floreale delicato, mughetto, glicine, bocca affilata, agrumata pompelmo giallo che vira al rosa sul finale, pepatino lieve, fresco e citrino, mai eccessivo e non tradisce i suoi gradi.

ANDAR PER VINI
A Barbaresco fermatevi al Wine Bar Rocca, gestito dalla famiglia di Albino Rocca (produttori di ottimi vini tra cui il Barbaresco Ca). Altri vini quasi ormai di culto in zona sono il Barbaresco ‘04 “Montestefano” di Serafino Rivella austero e “baroleggiante” e il Barbaresco ‘06 “Asili” Roagna per capire cosa significhi la femminilità nel nebbiolo, esaltata dalla lavorazione estremamente tradizionale in cantina. In zona Barolo DOCG sosta a Monforte a La Posta dove potreste pensare di cercare il Barolo Riserva ’04 “Le Gramolere” Giovanni Manzone dove la potenza di Monforte viene mitigata dalla grande mineralità e dalla mano leggera del vigneron.
Istria
Non solo Italia per il tartufo, se volete essere originali provate a pianificare una fuga in questa stagione in una zona per ora poco battuta dal grande turismo ovvero in Istria. Prezzi dei tartufi molto più abbordabili con qualità analoga e strutture da sogno come il Kempiscki Adriatic con il suo Kanova Restaurant direttamente sul mare, rustico quanto basta ma in realtà elegantissimo con cucina ricca di specialità istriane di mare e di terra con appunto tartufi, olive formaggi e molte spezie a condire le carni, il tutto servito attorno ad un focolare sempre acceso. Non lontano, a Rovinj notevole anche l’Hotel Maistra da cui potete fare base per provare le specialità locali sull’Isola di Sant’Andrea al ristorante di pesce realizzato dentro al castello , il Lanterna, oppure al moderno e glamour Wine Vault, con una delle migliori carte dei vini della Croatia. Tra i piatti tipici, la frittata con i tartufi di Caldania e i ravioli con ripieno di vitello. Gli abbinamenti qui sono simili a quelli che si applicano in Piemonte ma ovviamente cambiano i vini! Qui i vitigni internazionali rispondono benissimo alla luce particolare e agli stimoli marini quindi anche un sauvignon può fare un ottimo risultato per accompagnare gli antipasti, e anche il resto del pasto i vitigni istriani tipici si prendono la rivincita come ad esempio il Moscato di Momiano per i dolci, i rossi Terano e Refosco e i prodotti delle cantine Kozlovic, Degrassi, Coronica e Kabala.
Toscana San Miniato
Altro centro importante in Italia per il tartufo è ovviamente San Miniato (PI) che ha una sua sagra molto importante dove si possono trovare tartufi bianchi capaci di rivaleggiare con quelli di Alba. Qui un posto appena fuori città nuovo ma già frequentatissimo è il Papaveri e Papere di Paolo Fiaschi che ha introdotto da poco le "Capesante piastrate con Salsa di Fegatini e Tartufo" a fare il paio con il classico "Tortelli ripieni di Porcini della Garfagnana su salsa di Toma come abbinamento propone o lo Champagne a base Pinot Nero “Le Clochard” oppure il “locale” Chardonnay biodinamico "Annik" di Cosimo Maria Masini. Se vi avventurate a San Miniato città , non mancate di visitare l’antica salumeria di Sergio Falaschi che ha una gamma enorme di specialità al tartufo con la novità di quest’anno un burro naturale al tartufo bianco, senza conservanti assolutamente senza conservanti da consumare infatti dopo 4 giorni dall’apertura (nel sottovuoto però resiste tranquillamente in frigorifero 20 giorni).