Non possiamo far finta di niente o edulcorare la realtà: il nostro è il tempo dell’incertezza, quando tutto sembra sfuggire e si stenta a capire ciò che si è autorizzati a volere.

Economia del Paese in crisi, aziende in bilico, gente che perde il lavoro, giovani che non riescono a trovare neanche un primo impiego. E non ci facciamo mancare neppure guerre sparse lungo il pianeta, minacce terroristiche, terremoti devastanti, scioglimento dei ghiacci, gang che tentano (riuscendoci) di impossessarsi di interi quartieri, risse continue tra politici e amministratori che non hanno le idee chiare su quale sia il bene comune (se è uno, perché ognuno ce lo racconta in maniera diversa?), ma sono univoci su quale sia il loro bene personale.

Ma anche nel nostro microcosmo privato di individui sociali l’instabilità impera, perché regna lo scetticismo, avanza la difficoltà ad assumersi degli impegni a lunga durata (vedi la crescita esponenziale delle separazioni). Nessuno sa come andranno le cose, perciò la sfiducia va via come il pane, si svende a ogni angolo di strada.

Lo so, lo so bene, sono tutte cose che possono minare a tratti la volontà togliendo ogni energia e voglia di fare.

Ma fermiamoci un momento a pensare, a considerare come la nostra era non rappresenti dopo tutto una sfortunata eccezione, bensì la regola. Già, perché tolti in Europa gli anni ‘60, dove la ricostruzione post-bellica ha innescato l’ormai mitico miracolo economico, e i favolosi anni ‘80, quando la frenesia della crescita continua sembrava non dovesse avere fine (anche se solo in Occidente, perché il resto del mondo aveva di che lagnarsi...), per il resto del tempo l’umanità ha sempre dovuto combattere per esistere.

 

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Questa può essere

la condizione ottimale

per incitare l’uomo

a scoprire le sue potenzialità

e a cercare nuove soluzioni

agli stessi problemi

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Ci sono sempre stati i conflitti, civili e mondiali, le violenze, lo sfruttamento, la povertà, la categoria dei furbi che frega gli ingenui, i genitori che si sacrificano per crescere i figli, farli studiare e dargli una vita migliore della loro.

Quindi, ricordiamoci del passato, perché la memoria – al pari della storia – è maestra di vita, nonché una grande alleata da chiamare in campo quando vorremmo arrenderci… Ricordare come anche in passato le nazioni, le aziende, le famiglie e le persone avevano problemi paragonabili ai nostri, se non addirittura maggiori, può servirci a capire che in fondo in fondo esistono ancora energie inesplorate e inattive dentro e intorno a noi. Anzi. C’è chi – secondo me, a ragione – sostiene addirittura che l’incertezza sia la condizione ottimale per incitare l’uomo a scoprire le proprie potenzialità, perché lo predispone al cambiamento e lo spinge a cercare altre soluzioni agli stessi problemi.

Certo, ciò vuol dire che non faremo sempre lo stesso lavoro, che dovremo affrontare altre sconfitte e altrettante possibili vittorie, che dovremo lasciare andare certe conoscenze e che troveremo altri amici interessati a noi, così come incontreremo sempre persone che ci considereranno solo un ostacolo sul loro cammino. A questo punto, saper permanere nell’incertezza, domarla e sfruttarla potrebbe essere il discrimine tra un plateale successo e un fragoroso insuccesso, una questione di vita o di morte. Non a caso Pablo Neruda ebbe a scrivere in una celebre poesia che muore lentamente «chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno». Ecco, direi che noi uomini che andiamo incontro al 2017 siamo in questo avvantaggiati, perché ormai non siamo costretti a sacrificare alcuna certezza per inseguire ciò che vogliamo.

Le opinioni

Il punto di vista del direttore di Business People, Vito Sinopoli

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