© geralt on Pixabay

Forse non è poi così lontano il giorno in cui i colloqui per un nuovo lavoro dovremo farli con un robot. Si tratta, certo, di una provocazione, ma è indubbio che l'impatto dell'intelligenza artificiale e della robotica sulle attività dei professionisti delle risorse umane sia sempre più importante, in particolar modo nei processi di selezione dei candidati. L'ultima conferma arriva da una ricerca dell'Aidp (associazione dei direttori del personale) secondo la quale oltre il 58% degli intervistati negli ultimi tre anni ha introdotto sistemi digitalizzati e automatizzati nei processi di reclutamento e selezione.

I risultati della ricerca Aidp

In particolare, è emerso che il 63% degli intervistati ha utilizzato questi sistemi digitalizzati e automatizzati per le attività di pre-screening e per facilitare l’attività di selezione e il 45% per fare un’analisi automatizzata dei curricula e dei profili presenti nei data base. Percentuali minori ma significative, invece, per coloro che ricorrono all’intelligenza artificiale e alla chatbot per l’analisi di processi più complessi. Tra queste, il 27% dichiara di utilizzare tali sistemi per fare un’analisi motivazionale del candidato tramite un check sui social e per verificare la sua Web Reputation; il 25% del campione li utilizza per fare interviste virtuali ai candidati; il 19% per un’analisi semantica dei curricula dei candidati, l’11% per esaminare i video dei candidati.

I vantaggi dell'intelligenza artificiale

I plus che derivano dall’utilizzo dei sistemi “intelligenti” nei processi di selezione sono principalmente la velocizzazione dei processi di reclutamento e selezione, per il 60%, e il risparmio di tempo per 58%. Ma, per percentuali significative i vantaggi tangibili riguardano anche la qualità del processo di selezione. Per il 25%, infatti, c’è una maggiore accuratezza nella selezione dei curricula, per il 17% aumenta la rapidità di risposta al candidato, mentre per il 10% circa c’è una maggiore accuratezza nelle interviste dei candidati.  Per il 76% degli intervistati l’intelligenza artificiale cambierà in modo significativo l’attività dei professionisti delle risorse umane ma allo stesso tempo tale cambiamento non costituisce una minaccia per la propria professione per oltre il 94%.

I limiti dell'intelligenza artificiale

Non mancano però aspetti negativi, o quanto meno dei limiti, anche nell'utilizzo di questi nuovi strumenti. Il 96% dei direttori del personale è convinto che il processo di reclutamento e selezione non potrà essere completamente automatizzato. Per l’84%, infatti, l’intelligenza artificiale potrà integrare le attività umane per renderle più efficienti e per il 41%, invece, tale attività potrà sostituire solo le attività ripetitive del processo di selezione. Alla domanda secca se l’intelligenza artificiale possa sostituire completamente l’uomo il 100% ha risposto di no

Non solo selezione

L’impatto dell’intelligenza artificiale nelle attività delle risorse umane va però oltre la sola attività di selezione. Alla domanda, "in quali altri ambiti può essere utilizzata?" il 57% dei rispondenti ha indicato la formazione, il 41% la valutazione delle performance, il 40% la compensation, il 35% la valutazione del potenziale dei dipendenti, il 27% la mobilità e il 19% per lo sviluppo delle carriere.