Università: le migliori facoltà per trovare lavoro

C’è chi ha le idee chiare fin dagli ultimi anni delle scuole superiori e che, fino all’ultimo, non sa quale strada intraprendere. Del resto, la scelta dell’università da seguire non è affatto facile e sono tanti i fattori che entrano in gioco al momento dell’iscrizione. Fra questi, a maggior ragione oggi, in un’epoca in cui non c’è incontro fra domanda e offerta, dovrebbe esserci anche la facilità o meno di trovare lavoro. In Italia quali sono dunque le facoltà migliori dal punto di vista della ricerca di un impiego? Al primo posto in assoluto c’è statistica, con un fabbisogno annuo di 7.000 addetti, pari a un tasso medio del 5%. A dirlo la classifica che Unioncamere ha stilato incrociando la domanda del mondo del lavoro e il numero di neo-laureati che ogni anno escono dai nostri atenei, secondo cui in realtà tutte le materie Stem, ossia non solo statistica, ma anche matematica, fisica e informatica rappresentano un’ottima scelta. Vincente pure la specializzazione in ingegneria: stando all’ultima indagine di Almalaurea, questa facoltà garantisce tassi di occupazione sopra il 90% a cinque anni dal titolo di studio. Si prospetta un futuro roseo anche per i laureati in Economia: nei prossimi cinque anni ci sarà molta richiesta sia per quelli specializzati nel settore finanziario sia per quelli che hanno scelto il ramo assicurativo.

Le università peggiori per trovare lavoro

Non dovrebbero avere problemi nemmeno i laureati in lingue, specie quelli che hanno studiato idiomi complessi come il cinese e il russo. Buone prospettive anche per medici e professioni sanitarie, con un tasso di fabbisogno medio annuo dell’1,6%. In crisi ma non troppo gli umanisti e i letterati: i tassi di occupazione in quest’area rimangono tutto sommato positivi, compresi tra il 75 e l’80% a cinque anni dal titolo. A mantenere alte le performance dell’ambito sono soprattutto maestri e professori. Nell’ambito dell’insegnamento, infatti, si prevedono molti nuovi ingressi: i laureati di questo gruppo nei prossimi cinque anni saranno 42.500 a fronte di un fabbisogno previsto di oltre 91mila unità.
Quali sono, invece, le università peggiori per la possibilità di trovare lavoro? In fondo alla classifica troviamo agraria. Male anche il gruppo geo-biologico: il fabbisogno per le figure specializzate in questi ambiti si aggira, infatti, attorno alle 23.700 unità, pari ad appena lo 0,53% dell’offerta. Peccato che i neo-laureati siano oltre 45mila. In crisi anche architetti e avvocati, che sono in sovrannumero rispetto alle richieste del mercato e che hanno stipendi sempre più bassi.

Le università migliori in Italia

È importante anche l’università in cui si sceglie di laurearsi. Secondo il Graduate Employability Rankings 2019, che classifica i 500 atenei top in relazione alle performance occupazionali, in Italia il primo posto spetta alla Bocconi, seguita dal Politecnico di Milano, da La Sapienza di Roma, da l’Università Cattolica di Milano e da l’Alma Mater di Bologna. In ogni caso, laurearsi è sempre la scelta migliore: secondo l’analisi Previsione dei Fabbisogni Occupazionali in Italia a medio termine, realizzata da Unioncamere, Anpal e Sistema Informativo Excelsior, tra il 2018 e il 2022 il mercato del lavoro avrà bisogno di 778 mila laureati, in media oltre 155mila all’anno fra dipendenti nel settore privato (42%), dipendenti nel settore pubblico (33% circa) e autonomi (circa 25%).