Un robot può rubare il lavoro? Sì per il 41% degli italiani

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Perdere il lavoro a causa di un robot. È una preoccupazione diffusa in tutta Europa, con l’intelligenza artificiale e la robotica impiegate a un ritmo sempre più veloce e in una vasta gamma di settori industriali, ma colpisce soprattutto i lavoratori italiani. È quanto emerge dalla recente indagine condotta dalla società Adp – specializzata nella gestione del capitale umano – su un campione di oltre 10 mila lavoratori nel continente, di cui 1.300 dipendenti in Italia.

Nel nostro Paese il 41,7% dei lavoratori intervistati è convinto che il proprio lavoro sarà automatizzato in futuro, contro una media europea del 28% (32% nel Regno Unito, 20% in Svizzera). Detto questo, sono pochi gli italiani che pensano che ciò accadrà a breve: la maggior parte (il 18%) pensa accadrà fra 10 anni circa, mentre solo il 2,8% fra 1 anno e il 7% fra due anni.

Giovani preoccupati per un futuro senza lavoro

Le preoccupazioni sull’automazione sono maggiori tra i più giovani: in particolare tra gli intervistati dai 16 ai 24 anni, quasi quattro su dieci (il 39%) temono che il loro lavoro venga automatizzato, rispetto al 18% a coloro di età superiore ai 55 anni. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che i giovani sono meno affermati nella loro carriera e hanno una vita lavorativa più lunga che li aspetta, ma dimostra certamente che l'impatto dell'A.I. è già saldamente presente nelle loro menti. 

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Obiettivo riqualificazione

Con tanti lavoratori che potranno trovarsi a rischio di licenziamento a causa della tecnologia, la riqualificazione e l'aggiornamento della forza lavoro contribuiranno a garantire le competenze richieste dal nuovo mondo del lavoro. È quindi incoraggiante che più di un terzo degli intervistati a livello internazionale (37%) affermi che la loro organizzazione lo stia già facendo e un ulteriore 15% pensi che il loro datore di lavoro lo stia progettando. Tuttavia, ciò lascia quasi la metà (48%) dei lavoratori con la prospettiva di essere sostituiti in un futuro non troppo lontano, se il loro datore di lavoro non agisce rapidamente. 

In Italia i datori di lavoro sono quelli più propensi (66%) a riqualificare i loro dipendenti. Tra i vari settori, i datori di lavoro IT e delle telecomunicazioni sono i più lungimiranti quando si tratta dell’aggiornamento delle competenze dei lavoratori in vista di un futuro automatizzato (61%).