Lavoro: quasi metà degli italiani preoccupati per la salute

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La pandemia ha portato più che mai al centro dell'attenzione la questione della salute sul luogo di lavoro, ma il problema è certo più ampio. Secondo un sondaggio commissionato da Lenstore quasi la metà degli italiani, più precisamente il 47%, è preoccupato che la propria salute fisica e mentale possa essere compromessa sul lavoro. Addirittura, gli intervistati ammettono di essersi presi una media di sette giorni di malattia all’anno a causa di una condizione provocata dal proprio impiego. Sono invece il 18% coloro che si sono presi delle pause lavorative proprio a causa di condizioni fisiche o mentali derivanti dal lavoro; emicrania/mal di testa e stress si classificano prime tra le ragioni di assenza.
Guardando ai diversi settori, sono coloro che lavorano nelle scienze e nell’industria farmaceutica i lavoratori che hanno preso il maggior numero di giorni di malattia per una condizione causata dal lavoro (17,5 giorni all’anno), seguiti da quelli della pubblica amministrazione, con una media di 11,5 giorni.

Le città più "stressate"

Analizzando i riusltati a livello regionale, emerge che a "soffrire" di più sul luogo di lavoro sarebbero gli intervistati di Ancona e Bologna, che ammettono di aver preso una media di 17,5 giorni di malattia proprio a causa del lavoro solamente durante lo scorso anno, seguiti dai residenti a Cagliari (11,5). Ma quando si tratta di impatto sulla salute mentale, la classifica delle città i cui partecipanti al sondaggio hanno più sofferto di stress e depressione legati al proprio impiego cambia leggermente. Nel primo caso sul podio troviamo: Ancona (80%), Cagliari (75%) e Palermo (71%). Nel secondo: Trieste (50%), Palermo (43%) e Cagliari (25%).

Inoltre, il 28% dei lavoratori provenienti da Reggio Calabria ammettono di essersi presi dei giorni di malattia a causa di condizioni fisiche e mentali durante lo scorso anno, seguiti dai lavoratori provenienti da Bologna (23%) e Firenze (23%).

Datori di lavoro: cosa possono fare?

Il 42% degli intervistati pensa che le aziende per cui lavorano potrebbero migliorare alcuni aspetti della salute e sicurezza sul lavoro, come fornire migliori attrezzature di sicurezza e in maggiori quantità, prendere la salute e la sicurezza dei propri lavoratori più seriamente (41%) e creare un ambiente lavorativo in cui gli impiegati si sentono liberi di potere essere onesti sugli aspetti da migliorare (29%).

Analizzando 14 diversi settori lavorativi, coloro che lavorano nel campo della manifattura (24%), nel campo della vendita al dettaglio, del catering e del lusso (18%) e nel campo dell’arte e della cultura (16%) non pensano che i propri datori di lavoro prendano la loro salute e sicurezza seriamente. Quando viene chiesto di confrontare la situazione attuale con il Covid-19 con il mondo lavorativo prima dello scoppio della pandemia, il 63% dei lavoratori sanitari sono preoccupati di essere esposti a rischi di infezione.

Gli effetti del Covid-19

Nel sondaggio è stato chiesto anche quale effetto si pensa che avrà il Covid-19 sulla salute e la sicurezza sul lavoro. Purtroppo solo il 19% degli Italiani pensa che sarà positivo in termine di cambiamenti e miglioramenti. Le ragioni principali per le quali gli intervistati pensano che la pandemia possa influire positivamente sono:

  1. La salute e la sicurezza sul posto verranno prese più seriamente (15%)
  2. Migliori attrezzature di sicurezza e in maggiori quantità (14%)
  3. Maggiore comunicazione delle norme di salute e sicurezza a lavoro (10%)

Ben il 58% degli Italiani pensa invece che il coronavirus avrà un effetto negativo sulla salute e sicurezza sul posto di lavoro. Per il 30% degli intervistati le aziende si focalizzeranno più sugli aspetti economici e sul profitto piuttosto che investire nella salute e nella sicurezza dei propri dipendenti.