Identikit dello smart worker

Foto di rawpixel da Pixabay

Il workplace moderno non essendo più uno spazio, ma un ambiente, è abitato da nuove figure, nomadi, creative, artigiane: gli smart worker, persone ad alta specializzazione, nomadi della conoscenza, che non conoscono rapporti univoci tra spazio e azione, che credono e creano flussi continui e che vivono in perenne mobilità, alla ricerca di occasioni per essere produttivi.
Lo smart worker si muove e muovendosi modifica lo spazio che attraversa ma, allo stesso tempo, ne assorbe le energie e le idee: conosce altri smart worker, scambia idee e aumenta la sua conoscenza e la sua cultura. Agisce in maniera multilocale, cercando in ogni luogo in cui passa elementi che lo riconnettano con le proprie origini. Lo smart worker, più che un’evoluzione dell’homo sapiens, secondo lo Studio Carlo Ratti Associati che ha condotto (collaborazione con Copernico, Bnl e Arper) la ricerca Copernico. Il nuovo paesaggio del lavoro, è la somma delle tre figure che hanno caratterizzato il secolo precedente: homo ludens, homo faber e homo turisticus.

Smart worker: caratteristiche, abitudini e desideri

L’homo ludens è artefice del suo destino in maniera creativa: esplorando il mondo, interagisce con esso, lo interpreta e lo modifica. Rappresenta la contemporanea fluidità della società e dei rapporti. L’homo faber è custode del sapere tecnico, conosce la macchina e si aggiorna sempre. L’homo turisticus è colui che osserva e che produce valore in maniera inconsapevole. L'intersezione di queste figure rappresenta lo smart worker che si muove in continuazione, conosce gli strumenti ed è artefice del proprio destino. È l’abitante del nuovo paesaggio del lavoro e rappresenta la classe creativa contemporanea. Forse alle domande esistenziali iniziali non c’è risposta, ma è evidente un cambiamento culturale, accelerato dalla tecnologie e dal digitale, che ha trasformato l’essere umano, rendendolo più potente e, potenzialmente, migliore.