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Ci sono voluti quasi dieci anni, ma alla fine Marco Pieraccioli, consulente informatico dell’Aduc l’ha spuntata e ha visto sancire dalla Corte di Cassazione il suo (e di tutti gli altri consumatori) diritto a ricevere un rimborso dal produttore del computer se, al momento dell’acquisto, rifiuta di utilizzare il sistema operativo pre-installato (nel caso in questione un Microsoft Windows Xp, ndr).

La Suprema Corte ha infatti ritenuto che “l’impacchettamento alla fonte di hardware e sistema operativo Windows-Microsoft (così come avverrebbe per qualsiasi altro sistema operativo a pagamento) risponderebbe, infatti, nella sostanza, a una politica commerciale finalizzata alla diffusione forzosa di quest’ultimo nella grande distribuzione dell’hardware”.

Questa imposizione, hanno sostenuto i giudici nella sentenza, avrebbe importanti ripercussioni “sul mercato di ulteriore software applicativo la cui diffusione presso i clienti finali troverebbe forte stimolo e condizionamento, se non vera e propria necessità, in più o meno intensi vincoli di compatibilità ed interoperabilità (che potremo questa volta definire ‘tecnologici ad effetto commerciale’) con quel sistema operativo, almeno tendenzialmente monopolista”.

Un’evenienza tanto concreta, si osserva nella sentenza, da aver portato a vari interventi restrittivi e sanzionatori da parte degli organismi antritust Usa e della stessa Commissione Ue.

Resta ora da vedere se questo pronunciamento provocherà il temuto diluvio di ricorsi da parte dei consumatori nei confronti dei produttori di computer.