Italia agli ultimi posti dell’Unione europea per copertura di fibra ottica. Se guardiamo alla situazione del nostro Paese di cinque anni fa – solo il 14% della popolazione coperto da reti ad almeno 30 Megabit (in fibra) – i passi avanti sono stati enormi: a oggi la copertura raggiunge il 71,8% dei cittadini contro la media Ue del 76%. Abbiamo superato Paesi come la Francia, ma c’è poco da esultare visto che, in base ai dati della Commissione Ue riportati da la Repubblica , restiamo al 26esimo posto su 31 Paesi in Europa.

LA BANDA NON È POI COSÌ LARGA…
Ma il 26esimo posto in classifica è cosa da poco. I dati a far preoccupare maggiormente chi dovrebbe far rispettare gli obiettivi dell’Agenda digitale europea – entro il 2025, ad esempio, tutte le scuole, e stazioni ferroviarie, gli aeroporti, le aziende digitali e la Pa dovrebbe essere connessa a 1 Gigabit in download e upload – sono altri. Secondo i dati Infratel (Ministero Sviluppo economico) riportati dal quotidiano, solo il 2,7% dei civici italiani può contare sulla fibra ottica (velocità a 1 Gigabit e oltre), mentre la maggior parte delle nostre case è coperta con la tecnologia Vdsl2 (velocità fino a 2/300 Megabit).
Il ministero sta elaborando nuovi bandi per estendere la fibra ottica dagli armadi stradali fino alle case, mentre le aziende di telecomunicazioni stanno operando per estendere la copertura. Ma non si ha certezza sui tempi e portata degli investimenti. Anche perché, a quanto pare, le previsioni di investimento stanno rallentando. Gli abbonamenti alla fibra ottica, infatti, procedono troppo lentamente: secondo quanto riportato da Repubblica , solo il 12% degli utenti raggiunti da questa tecnologia si abbona (a oggi 3 milioni di famiglie) e i dati internazionali dicono che gli operatori hanno bisogno di almeno il 30% di tasso di adozione  per il ritorno sugli investimenti. Perché investire se non c’è un ritorno economico?