Fmi: clima, dazi e bolla del dollaro sono le tre emergenze globali di oggi

Kristalina Georgieva, direttrice del Fmi 

Clima, bolla finanziaria e dazi: sono le tre emergenze con cui si trova a fare i conti oggi l’economia mondiale. Lo ha ribadito anche Kristalina Georgieva, la nuova direttrice del Fmi (Fondo monetario internazionale), nel suo discorso di insediamento. Per quanto riguarda il problema dei cambiamenti climatici, Georgieva ha ricordato che “nessuno è immune e tutti dobbiamo agire”, sottolineando che “una delle nostre priorità è assistere le nazioni a ridurre le emissioni di CO2 ”, così da mantenere l’aumento della temperatura terrestre entro i due gradi, come auspicato dagli accordi internazionali. Ecco perché il primo capitolo del Fiscal Monitor di quest’anno, ossia del documento sulla politica economica, è dedicato proprio a questo tema. L’obiettivo è aumentare le tasse sulla CO2 a 75 dollari alla tonnellata: solo così si può sperare di non sforare la soglia dei due gradi entro il 2030. Considerando che oggi la media globale è bel al di sotto di tale cifra, attorno ai 2 dollari alla tonnellata, sarà necessario aumentare la pressione fiscale sull’energia: un incremento che farà schizzare il prezzo delle bollette del 43% e quello della benzina del 14% nella prossima decade. La proposta del Fmi? Istituire una carbon tax, che potrà dare un gettito dallo 0,5 al 4,5% del Pil: un gruzzolo che potrà poi essere destinato ad aiutare i ceti più deboli e il lavoro dipendente. E poi occorre procedere con un taglio del cuneo fiscale e investimenti in energia verde.

Dollaro, riduzione dei tassi e guerra dei dazi minacciano l’economia mondiale

La seconda spina del fianco dell’economia mondiale è rappresentata dalla bolla offshore del dollaro. Secondo il Fmi, i prestiti denominati in dollari sono cresciuti a dismisura in questi anni: oggi ne esistono per 12.400 miliardi, quando solo nel 2012 questo stock era di 9.700 miliardi. In questa situazione, un aumento dei tassi d’interesse o un rafforzamento della moneta potrebbero creare enormi danni: i Paesi, specie quelli emergenti, potrebbero non riuscire più a far fronte ai prestiti in dollari e le banche fuori dagli Stati Uniti potrebbero essere travolte. Il rischio di vulnerabilità dunque è davvero altissimo. Anche la riduzione dei tassi, voluta dalle grandi banche centrali per contrastare la recessione, costituisce un nervo scoperto.
A rendere il tutto ancora più traballante è la guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina: nonostante i recenti segnali di pace e di tregua armata, l’economia mondiale sta già facendo la conta dei danni. Secondo la Fmi, è come se, per colpa delle decisioni di Trump, l’economia mondiale perdesse di colpo la Svizzera, circa 700 miliardi di dollari, lo 0,8% del Pil globale.