Coronavirus: crolla fatturato delle imprese. Per 1 su 5 riprende l’export

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Un danno pesantissimo per le imprese del nostro Paese. È l’inevitabile ricaduta economica di due mesi di pandemia da Covid-19 per le aziende italiane, che arrivano a indicare anche una perdita di fatturato pari all’80%. Il dato emerge da un’indagine condotta da da Promos Italia - agenzia per l'internazionalizzazione del sistema camerale italiano - su circa 600 operatori del nostro Paese. In particolare, per il 9% delle imprese il danno è stato lieve, mentre per il 18% è stato medio. 

Per oltre la metà delle imprese indagate e-commerce, lavoro smart e tecnologie a distanza non hanno permesso di attutire il colpo, ma nonostante ciò sostiene che investirà maggiormente sul digitale sia per la commercializzazione dei prodotti sia per i processi di export. "Questa crisi spingerà le pmi a investire sul digitale e sarà fondamentale la capacità del Sistema Italia di supportarle in questa transizione epocale”, sostiene Giovanni Da Pozzo, presidente di Promos Italia. “La capacità di ripartire e di affermarsi del nostro sistema economico, in Italia e all'estero, sarà infatti direttamente proporzionale alla sua capacità di innovarsi".

Le principali conseguenze della pandemia sono nelle vendite (47,5%), seguite dal problema del blocco totale (37%). La difficoltà nei rapporti internazionali e negli approvvigionamenti seguono rispettivamente , con 27,5% e 17%. Proprio queste difficoltà porta il 40,9% delle imprese indagate a considerare fondamentale poter ripartire, seguito dal tentativo di contenere le perdite (40,6%). C’è anche chi (10,1%) è già certo di dover fare dei tagli, mentre il 19,1% è ancora più drastico nella previsione: si teme la chiusura entro fine anno se non ci saranno aiuti concreti.

Per quanto riguarda il business estero, il 17,3% sostiene di essere già ripartito, mentre il 14% pensa che ciò non arriverà molto presto. Il 12,5% ritiene invece che la ripresa dell’export ci sarà dopo l’estate. I mercati più danneggiati sono quelli europei per il 25,4%, seguiti da Stati Uniti e Nord America con il 6%. La Cina staccata con solo l’1,8%.