Cristina Frua De Angeli è direttore generale di Villa San Carlo Borromeo (a Senago, Milano), presidente della casa editrice Spirali e dell’Università internazionale del secondo rinascimento

Dare all’Italia un salotto intellettuale, imprenditoriale e finanziario all’altezza, per valorizzare il meglio che il paese ha da offrire. Questa l’ultima sfida di Cristina Frua De Angeli, direttore generale di villa San Carlo Borromeo, oltre che presidente della casa editrice Spirali, al termine del restauro ventennale della villa di Senago, a 12 chilometri da Milano. Lo ha curato personalmente, prima editrice, intellettuale e psicanalista ad avventurarsi nel settore alberghiero e congressuale. Ora che i lavori sono completi, torna in cantiere nella vicina Villa Rasini Medolago. Villa Rasini offrirà altre camere, sale congressi e una spa, completando l’offerta di Villa San Carlo e dando vita a un centro di accoglienza per le imprese senza uguali. Qui è possibile organizzare manifestazioni, corsi di formazione, esposizioni e mostre circondati dalla bellezza e dalla cultura, senza rinunciare ai supporti tecnologici più innovativi.

Gli interlocutori adatti

Nel progetto sono stati investiti di 210 milioni di euro. Oggi comprende 51 camere 5 stelle lusso, 20 sale congressi, musei e ristoranti, un’impresa che non sarebbe stata possibile senza il sostegno delle banche. «Abbiamo avuto la fortuna di trovare degli interlocutori tra i banchieri, persone che capiscono l’impresa e scommettono con l’imprenditore. Gli ostacoli principali sono stati sul luogo: il provincialismo prima di tutto, poi l’invidia sociale, l’indifferenza per la cultura e la cecità della burocrazia. Un’impresa che si occupa di cultura qui è guardata con sospetto perché è fondata sull’immateriale, non produce scarpe o barattoli, e non dà utili immediati» racconta Cristina Frua De Angeli.

Dal libro al mattone

Tutto è cominciato nell’83, quando l’Università internazionale del secondo rinascimento, fondata dieci anni prima da Cristina Frua De Angeli con il marito, lo psicoanalista Armando Verdiglione, ha acquistato Villa San Carlo per farne la propria sede. L’idea dell’albergo è venuta in seguito: «C’era l’esigenza di avere camere attrezzate per ospitare i partecipanti agli incontri e ho deciso che si poteva fare qualcosa di davvero bello, trasformare la villa, allora in stato di abbandono, in una casa per gli affari e per l’arte unica nel suo genere. Per 20 anni, anche in momenti molto difficili, ho portato avanti il restauro con una squadra di tecnici, storici, filologi, ingegneri, architetti, sotto la direzione della Soprintendenza ai beni Ambientali e Architettonici di Milano». L’obiettivo era creare una casa albergo che fosse luogo di incontro, di scambio e di alta cultura. Un albergo con un’atmosfera internazionale e serena simile a quelli che Frua De Angeli ricorda nella sua infanzia: «I miei nonni vivevano per mesi in hotel, e nessuno avrebbe mai detto frasi come “questa casa non è un albergo”. Occupavano un piano o quattro-cinque stanze e si sentivano in pace».

Cultura d’impresa

La coesistenza della casa museo con l’Università è un valore aggiunto. «La villa è frequentata da intellettuali e imprenditori che vengono da tutto il mondo per i Master» spiega Frua De Angeli. «Molte aziende scelgono Villa San Carlo proprio perché l’ambiente culturale dà una sensazione di armonia». Dall’università hanno origine anche servizi di brainworking per gli imprenditori. Offrono assistenza in fasi particolari della vita aziendale affermando le implicazioni della cultura sulle imprese. Infatti, secondo Frua De Angeli è vitale portare alla luce la dimensione culturale di ogni impresa: «Questa dimensione era evidente nei grandi imprenditori del Novecento, ma si è persa con il ‘68 e con l’idea che la cultura dovesse essere “pura” e gli imprenditori tutti ignoranti. Ma la cultura non è erudizione, è apertura mentale, capacità di elaborare anche gli eventi più negativi e non viverli come “guai”: per l’impresa è come il pane, non può farne a meno. Allo stesso modo la cultura senza impresa non è libera, senza fondi, è al servizio di qualche partito: per questo le strutture pubbliche devono favorire i progetti privati».