Philip Morris: alleniamo le competenze del futuro

Dal 2018 in PMMTB, da marzo 2021 Massimo Caffarelli ha assunto la direzione del centro di eccellenza italiano di Philip Morris International

Sostituire le sigarette con prodotti senza combustione non è l’unico obiettivo ambizioso di Philip Morris International, multinazionale americana dal cuore italiano. Perché per portare a termine questo traguardo il più rapidamente possibile non servono solo importanti investimenti in Ricerca & Sviluppo (8 miliardi di dollari negli ultimi 15 anni), ma anche le giuste competenze e conoscenze: capacità che solo nuove figure professionali sono in grado di trasferire a un’azienda in pieno cambiamento. «In quanto leader di settore e pionieri di questa trasformazione sappiamo che abbiamo un ruolo da giocare proprio rispetto alle competenze», spiega a Business People , Massimo Caffarelli, direttore del Philip Morris Manufacturing & Technology di Bologna (PMMTB), centro di eccellenza di PMI per la formazione del personale, la prototipazione e la produzione su larga scala dei prodotti del tabacco senza combustione, il più grande stabilimento al mondo della multinazionale Usa. «Da una parte stiamo attirando in azienda una serie di profili che fino a ieri, con il business convenzionale dei prodotti combusti, non avremmo nemmeno immaginato; dall’altra continuiamo a investire nella formazione per tenere il passo con processi produttivi sempre nuovi e inediti. Il Philip Morris Institute for Manufacturing Competences (IMC), la nostra accademia di prossima inaugurazione, sarà prezioso in questo senso».

L’accademia sorgerà accanto al vostro Centro per l’eccellenza industriale di Crespellano (Bo). Può spiegarci di cosa si tratta e quali obiettivi vi ponete?
L’IMC rappresenta un ulteriore passo avanti verso il futuro che vogliamo costruire. Un centro interamente dedicato alla creazione di nuove conoscenze e all’aggiornamento di quelle esistenti, alla formazione, alla collaborazione con il mondo accademico e degli Istituti tecnici e che ci collegherà in modo sempre più stretto al mondo dell’innovazione. L’obiettivo primario è fornire a tutti i lavoratori le competenze necessarie a operare in modo efficace nell’industria manifatturiera del futuro. L’IMC guarda al futuro anche dal punto di vista architettonico: sono state applicate le più innovative tecniche di costruzione, valorizzando l’efficienza energetica, l’utilizzo di risorse rinnovabili e il rispetto del paesaggio. La realizzazione di questo centro non sarebbe stata possibile senza la Regione Emilia-Romagna e il supporto delle realtà del mondo accademico, le università e gli istituti tecnici con i quali condividiamo l’ambizione di portare l’industria manifatturiera italiana e internazionale a un nuovo livello di competitività.

Quanto è diffuso a livello internazionale il tema del gap di competenze tra scuola/università e lavoro? Come si pone l’Italia, secondo lei, in questo contesto?
Credo sia fondamentale che il mondo accademico e quello delle imprese intensifichino la loro collaborazione, come avviene ad esempio negli Stati Uniti a livello universitario e in Germania per gli istituti tecnici. Più si allarga il divario tra domanda e offerta nel mondo del lavoro e più ci saranno conseguenze sulla crescita economica e sociale del nostro Paese. In Italia si registra la difficoltà nel reperire figure professionali, e spesso le figure formate nelle scuole non corrispondono ai profili professionali che le aziende richiedono. Un gap che vogliamo contribuire a colmare anche attraverso le attività dell’IMC.

Philip-Morris-Italy-Institute for Manufacturing Competence

Il nuovo Institute for Manufacturing Competences di Philip Morris nasce con l’intento di dar vita a una transizione culturale e professionale e mira a coinvolgere tuttta l’industria manifatturiera italiana

Il vostro centro di alta formazione sorgerà sempre a Crespellano, a fianco del vostro stabilimento. Non è un caso.
Esattamente. Volevamo dar vita a un circuito virtuoso, un legame forte tra la fabbrica, in cui vengono definiti i processi industriali per la realizzazione dei prodotti innovativi e il cui know-how viene successivamente trasferito alle altre 39 affiliate produttive del gruppo, e il “cervello” che sviluppa le competenze per la fabbrica del futuro. L’Italia ha un ruolo centrale per la nostra trasformazione, anche a livello globale, e pertanto la valorizzazione delle competenze e della formazione assumono un ruolo dirimente. Questo non vale solo per noi, ma per qualsiasi azienda che, a seconda del contesto e delle esigenze economiche e sociali in cui opera, porta avanti progetti improntati all’innovazione. 

Il polo non si rivolgerà solo ai vostri lavoratori, giusto? Chi potrà usufruire del vostro centro di alta formazione manifatturiera?
Sì, l’accademia nasce come sistema aperto, dedicato a tutti i nostri lavoratori e all’intera filiera, in costante collaborazione con il mondo accademico, scientifico, industriale e tecnologico regionale, nazionale e internazionale. Vogliamo dar vita a una transizione culturale e professionale che, partendo dal nostro “ecosistema” di Crespellano, coinvolgerà tutta l’industria manifatturiera italiana. Abbiamo realizzato l’IMC con un approccio Open Innovation proprio perché vogliamo mantenere nel tempo uno scambio costante con il mondo dell’innovazione scientifica e tecnologica.

A proposito di questa intervista 

Questa intervista è tratta da Formazione permanente , inserto di Business People  dedicato al life long learning . Puoi leggere l'inserto sul numero di maggio 2022 o in versione digitale (iOs e Android)

Il vostro a.d. Marco Hannappel ha affermato che in Philip Morris vedete la formazione in tre momenti: prima di entrare in azienda, nel momento dell’assunzione e quando un lavoratore diventa senior. Se con questo centro rispondete alle esigenze della prima fase, come avviene il processo di formazione successiva in PMI?
In Philip Morris le opportunità di crescita sono pressoché infinite: dal momento in cui un nuovo collaboratore entra in azienda vi è una prima fase di on boarding , che varia a seconda del ruolo che si andrà a ricoprire. A tutti i nostri dipendenti diamo la possibilità di mettere in pratica i propri obiettivi di sviluppo attraverso learning  hub  e iniziative di formazione su temi sia tecnici che di leadership. Inoltre, per determinati ruoli è previsto un corso di formazione per lo sviluppo di competenze manageriali. In Philip Morris il rapporto tra manager e risorsa è centrale, infatti è responsabilità dei primi assegnare obiettivi, concordare un piano di sviluppo finalizzato a facilitare sia il successo nel ruolo ricoperto sia a tenere conto delle ambizioni di carriera future. 

C’è la possibilità che, attraverso la vostra offerta, un lavoratore di uno stabilimento possa prepararsi a un futuro da dirigente?
Assolutamente sì, vogliamo che le persone siano in grado di raggiungere il loro pieno potenziale, indipendentemente dalla loro età, nazionalità, identità di genere o qualsiasi altra caratteristica. Promuovere una cultura dell’inclusione è essenziale per realizzare concretamente la nostra trasformazione. Solo per fare un esempio, è proprio con questo spirito che nel 2019 la nostra azienda è stata la prima a ottenere la certificazione Equal Salary, che attesta parità di retribuzione a parità di mansione svolta tra uomini e donne, sia a livello nazionale che globale. Vista la forte trasformazione che stiamo vivendo, è importante alimentare i talenti presenti e futuri per consentire loro una crescita in ruoli chiave. Se guardiamo al nostro stabilimento produttivo di Crespellano, i dipendenti hanno accesso sia a percorsi di formazione tecnici – rispetto al modello di industria 4.0 – che di formazione soft per favorire lo sviluppo di competenze trasversali. Tra i corsi di formazione tecnici ci sono quelli per lo sviluppo delle competenze digitali a cui, solo nel 2021, hanno aderito circa 500 nuovi operatori tecnici. Siamo continuamente alla ricerca anche delle migliori pratiche e materiali di comunicazione per essere sempre più attrattivi e dinamici, per questo ci avvaliamo di contenuti digitali e modelli di impianto costruiti con stampanti 3D. 

Dal suo punto di vista, ritiene che la possibilità di accrescere le proprie competenze sia oggi posta dai lavoratori sullo stesso piano di flessibilità e retribuzione?
Una retribuzione competitiva resta un punto centrale per le aziende focalizzate sull’innovazione, soprattutto in un mercato del lavoro in cui non sempre è semplice trovare profili tecnici specializzati, e certamente la flessibilità ha assunto oggi un ruolo predominante rispetto al passato. Guardando in prospettiva, sono convinto che creare le condizioni per uno sviluppo costante delle competenze sia oggi più che mai una priorità, sia per i professionisti che per le aziende lungimiranti.