Edmond Eisenberg: la bellezza è questione di emozioni

Edmond Eisenberg, 33 anni, già allievo prodigio del Conservatorio di Monaco (suona il pianoforte, il violino, la batteria, la chitarra), studi brillanti in economia e talento teatrale appezzato sulla scena britannica, sedotto dall’arte, dalla musica e della messa in scena ma ferrato sulla finanza, è il custode perfetto di Eisenberg, l’azienda di famiglia, marchio francese di cosmetici che è riuscito ad affermarsi tra i più selettivi del settore. Ha il tono pacato di chi è abituato a riflettere parecchio sulle cose, di chi pondera con attenzione le parole che usa, di chi non lascia nulla al caso.

Lei è un grande appassionato d’arte: che cosa è per lei la bellezza e che tipo di bellezza ricerca nelle opere d’arte che apprezza ed, eventualmente, acquista?
Cerco l’emozione, la commozione. Direi che non c’è nient’altro di più importante per me. La sola cosa che mi spinge a guardare con interesse un’opera d’arte sono i sentimenti che mi suscita. Quando si decide poi di acquistarla, andrebbe sempre tenuto a mente che si dovrebbe aver voglia di vivere con quell’opera.

Il movimento attuale del mercato sembra spinto più dalla speculazione che dall’emozione.
Quante volte, visitando una fiera d’arte, non facciamo in tempo a osservare un’opera che siamo subissati dalle parole del gallerista, dalle “chiacchiere” sull’artista e su ciò che fa, dimenticando che per apprezzarlo davvero serve un incontro intimo con quell’oggetto? Mio padre José mi ha trasmesso fin da bambino l’amore per l’arte, ma mi ha anche fornito una lezione di vita che reputo molto interessante, visti i tempi: va sempre stabilita una cifra limite per un’opera che si vuole acquistare, bisogna sempre mettere un argine economico, anche alla bellezza.

A proposito di questa intervista 

Questa intervista è tratta dall'inserto "La forma della bellezza". Puoi leggere l'intero insertosul numero di dicembre di Business People, disponibile in edicola e in versione digitale

E perché?
Perché quando superi certi limiti, l’arte perde di valore in sé e diventa speculazione e tu, come acquirente, ti trasformi in un mero attore di questo gioco. Invece, la vera bellezza dell’arte sta nella sua capacità di farti risuonare qualcosa, non nel suo prezzo di acquisto. Pensiamo a certi grandi maestri, come Paul Cezanne, che in vita non riuscì a vendere nemmeno un’opera. Ancora oggi scopriamo che sotto o dietro alcune tele c’erano altri suoi lavori, perché non aveva nemmeno i soldi per comprarsi il materiale per dipingere. Questo non è commovente? Dovremmo tornare a emozionarci di più quando parliamo d’arte.

Oggi invece il bello dell’arte ruota attorno agli NFT…
Le generazioni di giovanissimi, che vivono su TikTok e si muovono nel Metaverso, collezionano ormai quasi solo opere NFT: capisco il valore della tecnologia della blockchain che vi sta dietro, ma questi non sono veri amanti dell’arte, spesso collezionano solo per poterlo condividere sui social. Poi ci sono altri art collector che cercano esclusivamente “gli astri nascenti”, inseguendo le mode del momento senza alcuna riflessione personale. Se vedessi in un piccolo villaggio un ragazzo che compra un quadretto di un pittore locale perché gli piace davvero ciò che fa, direi che quello è un vero collezionista, che quella è una persona che cerca la bellezza della vita.

Com’è cambiata, secondo lei, l’idea e la percezione della bellezza in questi ultimi anni?
Dopo la pandemia, non è più possibile pensare al concetto stesso di bellezza senza connetterlo alla salute. Ciò che è bello deve anche farci stare bene. Pensiamo al boom dello skin care, ad esempio. Fino a poco tempo fa, era una sorta di routine e di dovere, oggi tutti i prodotti del settore hanno acquisito importanza. Cerchiamo poi una bellezza slow, fatta di gesti lenti e meditati, che stimolino la cura di sé, che ci appaghino anche interiormente. Non è più il momento, anche nella moda, nell’arte o nel make-up, di una bellezza urlata o sfacciata: desideriamo il ritorno ai fondamentali e alla misura.

È mutata, quindi, la nostra estetica?
Direi di sì, specie negli ultimi due anni. C’è un ritorno alla bellezza naturale e alla semplicità in ogni settore.