Il vino prodotto nelle cantine nel nostro paese è sempre meno destinato al consumo interno ma sempre più voce di primaria importanza nell’export agroalimentare, questo è quanto emerso da una ricerca effettuata da Monte dei Paschi di Siena per analizzare l’evoluzione del settore vitivinicolo in Italia.
Gli italiani bevono sempre meno vino; se negli anni ’70 si consumavano in media 120 litri di vino pro-capite all’anno, con il passare degli anni la situazione è molto cambiata e nel 2009 i consumi, caratterizzati da un calo costante, si sono attestati intorno ai 43 litri pro-capite, con la prospettiva di scendere addirittura sotto i 40 nel 2015. Ai dati negativi dei consumi interni fanno da contraltare i dati delle esportazioni, il settore vitivinicolo, infatti, si conferma anche nel 2009 come la prima voce di export agroalimentare italiano, con ben 3,5 miliardi fatturati all’estero, sui 13,5 totali.
Se quindi è vero che il nostro paese consuma sempre meno vino, è altrettanto vero che, grazie all’aumento della quota destinata alle esportazioni, la produzione aumenta costantemente. Sono oltre 47 milioni gli ettolitri di vino prodotti in Italia nell’ultimo anno, pari al 17% della produzione mondiale e al 30% circa di quella europea.
Il settore vitivinicolo italiano si lega, allora, sempre di più ai mercati esteri, in particolare a quelli di quei paesi emergenti, come Brasile, Russia, India e Cina, nei quali il consumo di vino cresce a ritmi costanti.
E, dato che i mercati esteri dimostrano di apprezzare le diversità territoriali, la pluralità - unica nella sua ampiezza - di gusti e sapori che il “federalismo” enologico italiano può proporre al consumatore, è da considerarsi una leva strategica per la crescita del settore vitivinicolo nel nostro paese.