Tragitto casa-lavoro: le priorità degli italiani

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Traffico congestionato, ricerca di scorciatoie e lancette che scorrono troppo velocemente: dopo due anni buona parte dei lavoratori italiani è rientrata in ufficio, almeno alcuni giorni a settimana, facendo tornare d'attualità il tema del commuting. Ecco perché la piattaforma per la ricerca di lavoro online Infojobs ha condotto un'indagine dedicata su quasi 2 mila lavoratori iscritti. Com'era prevedibile, la pandemia ha consolidato la preferenza già emersa in una precedente ricerca del 2019, di auto o moto per il 77% degli intervistati (stabile rispetto al 2019), che predilige così la mobilità individuale, più comoda, indipendente e sicura in questo momento ancora incerto sul fronte sanitario. Con gran distacco segue chi usa i mezzi pubblici (11,4%), mentre bicicletta (4,4%) e monopattino (1,2%) crescono tra le preferenze degli italiani (nel 2019 sommati ottenevano solo il 2%).

Ma quanto tempo si impiega per lasciare le mura di casa e approdare sulla sedia dell’ufficio? Il 73% degli intervistati entro 30 minuti è già indaffarato fra scartoffie e meeting e, fra questi, c’è un 42,1% che effettua gli spostamenti casa-lavoro in massimo 15 minuti. Il 18,1% si trova ad affrontare un tragitto tra i 30 e i 60 minuti, e solo il 9% impiega più di 1 ora. In un confronto con il periodo pre-pandemico nel 2019 i dati restano sostanzialmente invariati, con un piccolo incremento dal 7% al 9% per il tragitto che richiede più di 60 minuti.

Vicinanza: un vantaggio ma non una priorità

Lavorare vicino a casa è ovviamente ritenuto un vantaggio per la quasi totalità degli intervistati (94,2%): significa potersi svegliare e far colazione con più calma, ma anche rientrare a casa potendo beneficiare di tempo per se stessi o da dedicare alla famiglia, alle passioni o agli hobby. Tuttavia, nella valutazione di un nuovo impiego, la vicinanza al lavoro è fondamentale solo per il 29,8% mentre la maggioranza ritiene vi siano elementi ben più determinanti, come retribuzione, inquadramento e benefit (49,7%) e c’è chi, abituato allo spostamento, ne ha fatto quasi un punto di forza, utilizzandolo come un momento per sé (20,4%). 

Viene dunque da chiedersi che impatto abbia lo stress “da commuting” sul lavoro. Il 56,5% è indifferente agli ostacoli che può trovare lungo il percorso da casa al lavoro, perché lo considera parte della routine, e il 27,5% non lo definisce uno stress bensì tempo piacevole da passare fra musica, podcast e telefonate prima di tuffarsi in meeting e impegni professionali. Il malumore generato dalla durata del tragitto e dai disagi degli spostamenti sembra, infatti, essere diminuito rispetto al periodo pre-pandemico, quando l’impatto negativo coinvolgeva complessivamente circa il 37,5%, mentre ora riguarda “solo” il 16,1% del campione.

Poche agevolazioni economiche dalle imprese

 Il commuting è anche un tema economico, che pesa sul bilancio mensile di ogni lavoratore. Se per il 91,3% non esistono agevolazioni, il 6,4% dichiara di averle da parte della propria azienda. E mentre una piccola percentuale (1%) afferma che tali agevolazioni siano state introdotte proprio per promuovere il rientro al lavoro in presenza, l’1,7% afferma di averle ricevute in passato, ma non attualmente dove, invece, si incentiva lo smart working. 

Rimborsi o buoni benzina sono ancora gli incentivi più utilizzati dalle aziende (60,6% nel 2022 vs 55% nel 2019), seguiti dal parcheggio interno all’ufficio (28,8% nel 2022 vs 30% nel 2019) e sconti sui mezzi di trasporto pubblici (4,6%), a cui si aggiungono quest’anno i servizi di sharing di auto e bici (6,1%). Tuttavia, nonostante il 49,7% del campione intervistato sarebbe ben felice di averli, la maggioranza (50,3%), invece, preferirebbe incentivi volti al benessere psicofisico o alla formazione professionale e personale.

Bicicletta: un mezzo stagionale

Visto che il 3 giugno ricorrerà la Giornata mondiale della bicicletta, Infojobs ha indagato anche quanto e come le due “eco-ruote” siano presenti nel quotidiano dei lavoratori in Italia. Benché sia un mezzo che dà autonomia, favorisce il movimento fisico e aiuta l’ambiente, viene usato per il tragitto casa-ufficio solo dal 4,4% delle persone.
Ma cosa spinge le persone a scegliere di andare al lavoro in bici? In primis il motivo è la vicinanza con la sede dell’azienda (35,1%), seguita dai benefici per la salute (25,7%), da un risparmio economico (12,2%), mentre l’aiutare l’ambiente e l’innata passione (entrambe le voci all’8,1%) chiudono la classifica. L’emergenza sanitaria, che ha portato a riflettere le persone sul mezzo più adatto per mantenere il distanziamento, ha impattato sulla decisione di inforcare la bicicletta solo per il 10,8% degli intervistati che hanno scelto questo mezzo di trasporto.

A decretare la scelta fra il recarsi al lavoro utilizzando la comodità dell’auto e delle due ruote (bici, ma anche moto) e l’andare a piedi, è anche la stagionalità per il 51,2%: l’inverno frena bruscamente la voglia di recarsi verso la sede di lavoro in sella, mentre la primavera e l’estate motivano lo sfrecciare in città a bordo di un mezzo a due ruote. Per il 29,4% in caso di mal tempo è un categorico no agli spostamenti in bici o piedi. Mentre c’è chi in questo bivio fra quattro o due ruote, vede solo un rettilineo senza possibilità di scorciatoie: si va a piedi o in bicicletta sempre, anche contro le avversità metereologiche (19,4%)! 

Di contro, per molti l’uso della bicicletta è legato al motivo dell’uscita dalle mura domestiche: il 42,8% vede questo mezzo solo in versione relax e tempo libero, mentre il 31,3% preferisce di gran lunga ammirare dal finestrino chi usa la bici, seduto comodamente sull’auto o su un bus. E se il 13,3% concepisce l’utilizzo della bici solo d’estate gli irriducibili pari al 12,6% usano la bicicletta per tutto, dalle commissioni personali al lavoro.