Cinque priorità per il futuro del private banking in Italia

Foto di Gerd Altmann da Pixabay 

Leadership, talenti e innovazione per alimentare la crescita del private banking in Italia, un settore che già lo scorso settembre gestiva asset pari a 880 miliardi di euro. È questa la strada per un’industria sempre più centrale per l’economica del nostro Paese, capace di mettere in connessione risparmio privato e investimenti produttivi. A delineare priorità e sfide del settore uno studio dell’associazione di rappresentanza Aipb, intitolato “Il futuro del Private Banking: leadership, talenti e innovazione” realizzato in collaborazione con Strategy&, società di consulenza strategica del network PwC.

Dai responsabili del private banking emerge una visione positiva e di fiducia. Il 79% degli operatori che ha partecipato all’indagine, infatti, si aspetta che all’attuale momento di crisi faccia seguito una lenta ripresa, l’8% si mostra ancor più ottimista, prevedendo una rapida ripresa, mentre solo il 13% ipotizza un danno strutturale.

L’attrattività del settore viene confermata dall’alto potenziale attribuito dagli investitori al private banking, come mostrato dalla presenza di un valore di mercato superiore ad altri modelli di offerta, e dalla sua elevata profittabilità settore nel panorama dei servizi finanziari. Il Covid-19 ha impresso un’accelerazione ad alcune evoluzioni già in atto nel settore, come ad esempio: le modalità di interazione con i clienti; la gestione dell'operatività; lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi di consulenza e gestione patrimoniale.

Una operatività che sarà sicuramente impattata da una straordinaria crescita del digitale (il 92% degli operatori private si attende una forte crescita degli investimenti in questo ambito) e riguarderà – in maniera particolare – la creazione e l’identificazione di strumenti e soluzioni per la relazione tra banker e cliente oltre a strumenti e piattaforme per il private banker.

Allo stesso tempo, analizzando i prodotti, le priorità degli operatori sono rivolte in primis all’integrazione di criteri Esg nella selezione dei prodotti (priorità alta per il 79% dei rispondenti) e all’evoluzione della gamma verso prodotti illiquidi che investono in economia reale (priorità alta per il 50% dei rispondenti)

A conclusione dell’analisi, Francesco Legrenzi Partner Strategy &, ricorda che pur essendo nel complesso un settore altamente attrattivo, la marginalità del settore è in calo e suggerisce cinque azioni prioritarie che guideranno le scelte strategiche degli operatori leader nei prossimi anni:

  1. Investire in capitale umano, attraverso la formazione e l'inserimento selettivo di profili specialistici in grado di fornire una accelerazione in termini di capacità di servizio e abilitare lo studio e la proposta di soluzioni articolate e ritagliate sulle esigenze di ogni singolo cliente;
  2. Intraprendere percorsi di digitalizzazione perseguendo un vero vantaggio competitivo sulla parte tecnologica, attraverso percorsi che vadano oltre lo snellimento dell’operatività e sia esteso all’interazione vis à vis con il cliente;
  3. Riuscire a fornire consulenza ad alto valore, attraverso la comprensione dinamica delle esigenze della clientela e la definizione di approcci di investimento coerenti;
  4. Rimodulare il modello di business in modo agile per adeguarsi ai continui mutamenti in atto nel mercato di riferimento;
  5. Accelerare la crescita anche attraverso il consolidamento al fine di raggiungere dimensioni tali da consentire di mantenere gli attuali livelli di profittabilità.