Via libera alle fiere in Italia? “Troppa incertezza, a rischio 60 miliardi

Un'immagine di DaTe, manifestazione dedicata all'occhialeria d'avanguardia

Riaprire in sicurezza per innescare la ripresa economica del Paese. È quanto chiedono al governo le più grandi fiere italiane del settore moda, da Pitti Uomo, Bimbo, Filati e Taste, a Milano Unica (il salone dell'eccellenza tessile-accessori), passando per il Micam Milano (il salone internazionale delle calzature), il Mipel (l’evento internazionale dedicato alla pelletteria e all’accessorio in pelle), TheOne Milano (il salone dell’haut-à-porter femminile), Lineapelle (mostra dedicata a pelli, tessuti, accessori e componenti più innovativi), DaTe (manifestazione dedicata all'occhialeria d'avanguardia) e Homi Fashion&Jewels Exhibition (manifestazione dedicata al bijoux e all’accessorio moda). Tutte riunite in cerca di certezze per poter riavviare la propria attività nel rispetto delle regole e dei protocolli di sicurezza sanitaria, sia per gli espositori che per i visitatori. Una certezza chiesta anche dal presidente del Salone del Mobile.Milano, Claudio Luti.

In particolare, il settore delle fiere fa appello affinché nel prossimo Dpcm, previsto per il 6 aprile, venga concesso di organizzare eventi fieristici compatibilmente con la tutela della salute pubblica. “L’organizzazione di una rassegna internazionale, rivolta a un pubblico b2b quindi aperta solo a operatori professionali, ha dei tempi lunghi di programmazione e allestimento e non può essere pianificata in pochi giorni”, si sottolinea in una nota congiunta. “Rischiare di prolungare questa fase di incertezza, vuol dire compromettere l’intera stagione autunnale”.

Secondo le stime del Comitato Fiera Industria, il comparto delle fiere rappresenta per l’Italia un volume d’affari di 60 miliardi di euro l’anno. “Le manifestazioni b2b sono un driver per le nostre imprese: il 50% delle esportazioni nasce da contatti originati dalla partecipazione agli eventi fieristici, per un volume complessivo di 251 miliardi di euro l’anno e un ritorno sugli investimenti di 8 euro per ogni euro investito”, si sottolinea nella nota. “Le fiere professionali, per operatori B2B, che escludono assembramenti di visitatori generici, sono da sempre un insostituibile strumento di politica industriale e, con la loro ripartenza, possono assicurare un forte sostegno al superamento della recessione economica e sociale in atto. Ritardare, o continuare a impedirne l’apertura vuol dire ostacolare la ripresa degli scambi internazionali e la promozione del made in Italy essenziale per il rilancio del nostro Paese”.